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Presagi e bagliori

"La notte avvampa come di drago le fauci
lingue infuocate dall'acre profumo,
aridamente falciata la terra
destino segnato da buie battaglie.
Corpo si lacero da mille sventure
disteso e supino s'abbandona al riposo,
l'animo stanco greve e spossato
velati gli occhi dispersi di nebbia.
Languide scene d'arcane commedie
scruto nei boschi di fiaba incantati,
folletti e fate d'aiuto incontrar
roseo d'aspetto il percorrer mi guarda.
Infinite le voci che il capo trafiggono
raggi di sole filtranti tra i rami,
di cavalieri le torce fan strada
folate di vento distolgon la via.
Morgana si pronta miraggio colpire
malefiche come di streghe pozioni,
brividi bianchi d'inverni gelati
lo scorrer lungo invadendo la schiena.
Presenti presagi di moniti angusti
lunga e dura tenzone disfida,
armi sguainanti fendenti rossastri
stanco e provato dal nero supplizio.
Di re Artù mi vesto di roccia la spada
brandendo si colpi lo spirito acclama,
s'innalza all'alto l'urlo conquista pace
grande il paladino intravede spiraglio.
Risollevando il capo appoggiato
girandosi attorno non più al pericolo,
ma di zampillo d'acqua la fonte
sgorga freschezza aperti bagliori."

 

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1 commenti:

  • patrizia chini il 02/10/2006 12:01
    Ho accettato l'invito... I tuoi versi sono suggestivi, mi hanno evocato immagini di altre epoche emozionandomi.
    L'apertura al futuro non la vedo, ti sento provato sofferente per qualche delusione, ma ti sono grata per l'incoraggiamento, ne terrò conto. Patty

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