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Medico, cura te stesso

Se non fosse che per coerenza e decoro
non prego più e non imploro,
mi verrebbe da esclamare:
un antidoto! un sonnifero! un calmante!
Questa recente influenza non me la spiego:
non è lancinante come un mal di denti
o un'emicrania, una colica renale,
o peggio, le doglie del parto:
però fa male parimenti. Dura,
e stordisce, rincoglionisce.
Qui ci vuole una cura o si presagisce
un licenziamento! Allora,
lo so che il medico pietoso e indulgente
ammazza il paziente, ma
con fare furfante, malandrino
eseguo una terapia da niente: parto
dicendo una bugia non priva
di un suo contenuto di vero esiguo
seppure distorto: "Ci metto
solo un momento, vado
a prendere un piede di porco
per la seracinesca del reparto
veleni del manicomio",
e mi dileguo fingendomi un cretino.

Tornerò rintontito
o fidanzato. In ambo i casi beato,
sorridente, simpatico.
Viva il rimedio autoomeopatico.
Viva l'autoencomio.

 

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