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A Verona

“L’ampia vista che a me si apre
discendendo dalle colline
che rasentano li vicino,
il cominciar crescere dei borghi.
Adagiato ai piè del colle
incorniciato da verdi pini
a mezza luna i gradini
del teatro glorie vestigia
che di Roma è madre antica.
Attraversando il vecchio ponte
di romana vetusta età
il passar dall’altra sponda
l’acque d’Adige il camminar.
Di ricordi il borgo echeggia
voci grida e sussulti
cavalieri e messeri
veli strascichi di dame
muri vecchi le sue pietre
chiese antiche i campanili
guardiani impavidi sulla città.
Bui vicoli lastricati
s’apre portico d’ombra d’edera
cupo il volto sul roseto
ad un alzo dal mio capo
marmo rosso di Verona
intarsiato di un balcone
giovin donna in apprensione,
il calar della sua treccia
una corda assai robusta
per l’attesa dell’amore.
Di Giulietta il cuore in pena
aspettando il suo Romeo
silenziosi bramati incontri
aizzando d’ira l’orgoglio
stirpe altèra i Capuleti
come un guanto di disfida
pronti all’arme i Montecchi.
Sorso amaro velenoso
sulle labbra degli amanti
chiuse gli occhi alla vita
della storia d’oca scritta.
Dai Lamberti d’ombra protetta
su mercanti e contadini
l’intrecciarsi di baratti
Piazza d’Erbe il suo mercato
da un leone serenissimo
il laborio controllar.
Scivolando chete l’acque
con rispetto il mormorio
d’Arche tombe innalzate

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