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Essere non parmenideo

Chissà da quali lontananze
un'onda si spegne pigramente
sull'arenile ammutolito
da voci sussurrate sugli sdrai

I pini alti a sorvegliare
lame di vento sottili
che smembrano l'unico essere
in brani composti dal tempo.

 

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5 commenti:

  • Fabio Mancini il 14/10/2009 22:27
    Davvero gradita. Fabio.
  • Sarah K. il 14/10/2009 16:33
    bella bella!!!
  • Anonimo il 14/10/2009 13:26
    bellissima ispirazione. piaciuta molto
  • Maurizio Cortese il 14/10/2009 13:12
    Spiegazione: in un mezzogiorno assolato in cui niente e nessuno sembra muoversi (tranne una pigra onda), i pini sorvegliano l'agire del vento (movimento) che, attraverso la sua azione, spezza l'essere parmenideo (immobilità ed introduce il tempo che altrimenti, data la perenne fissità delle cose, non esisterebbe. Comprendo qualche forzatura, ma l'ispirazione è stata subitanea.
  • Ugo Mastrogiovanni il 14/10/2009 13:00
    L’arenile ammutolisce spesso ascoltando quel che si dice sugli sdrai, è proprio così e forse non conviene proprio ascoltare! Vedo che anche i pini si limitano solo…a sorvegliare. Parmenide poi, considerando illusori i mutamenti del mondo, non se ne sarebbe nemmeno accorto! È la mia personale interpretazione del testo. Circa il verso dirò che il Cortese è sempre attento a quel che scrive, non spreca una parola e cesella il tutto con poco.

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