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L'uccisore

Hanno introdotto vibranti
appendici d'acciao

hanno lacerato tessuti e ragioni,
estirpando succhi vergini
eiaculati per altri scopi
d'aliena bellezza.


il metallo ne è fluito fuori
rovente
acuminato
ammasso informe
sacro pugnale amorfo
divelto infinito
tra mille lamiere di rabbia

gli anni ho munto,
come mammelle,
lavorando sodo ai millimetri
che occludevano
la mia sciocca
ragione insensata
mentre su essa covava
endemica
la mia sete lattante
avida di malori
la mia furia

cibandosi delle insoddisfazioni
nutrendosi dei rancori
cresceva

pascendo
innocua sulle infelicità mattutine
tra le insipide rovine della mia esecrabile
vendetta

acerrimi sussulti
donerò
-un giorno-
impavido
alle mie ossa

tacendo
finalmente
ragioni e sentimenti
annichilendo cuori
e sogni

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4 commenti:

  • Susanna Melis il 22/10/2006 13:01
    Questa volta concordo con Sansotta.È un linguaggio che porta alla visualizzazione di immagini e sentimenti molto forti, direi violenti, ma è proprio questo "impeto" che conferisce potenza a tutto il testo. Omero è un abbinamento azzeccato!
  • Simone Sansotta il 20/10/2006 17:36
    Epica. Se Omero scrivesse nel ventunesimo secolo probabilmente lo farebbe così.
    Continua su questo genere, si sposa molto con le parole che più usi.

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