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Cipresso

Ora ch'è il giorno trasformato in notte
gentilizio che sia: tempio o sacello,
di vanità fuggevole riposo
ogni bronzo o altro monumento
paziente accetti e custodisci.
Elevato custode pensieroso,
la tua chioma eretta benedice
a mezzo di pace e di silenzio
l'implacabile scorrere del tempo.
Pietoso raccomandi al vento
l'anime nostre, fasce di dolore,
che di presso della tua radice,
luogo natale, valvola di vita,
tornammo pieni di speranza
anzitempo a percorrere fiorita
la strada certa e sconfinata.
Forte cipresso, verde d'illusione,
intesa eterna tra la terra e il cielo,
partecipe di lacrime e distacco,
sposa le tue fronde ombrose
all'immenso stordir del firmamento.
Spicca il volo altissimo infinito,
prepara il posto oltre quel chiarore.
Quantunque indissolubile legame
quest'aspetto fiorito sia col mondo,
e questa cura d'arbusti e di viali
sembri annullar ogni dolore,
più si accende di luce quella fame
e più si sente il peso del profondo
che di strali soffocò il saluto
dell'ultimo drammatico minuto.
Spicca deciso il volo verso l'alto,
disegnaci la via per l'uscita,
e aiutaci a fare questo salto
così che ogni macchia sia svanita.

 

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16 commenti:

  • Minalouche TS Elliot il 10/11/2009 12:07
    Credo che le parole di Marcello Barbuscio dicano tutto ciò che penso, quando leggo le tue opere, momenti di vera poesia, grazie di cuore per questi momenti.
    Un opera dalle parole ricercate, musicale, che scorre e colpisce, parla di morte, di rimpianto ma con serena consapevolezza, una Poesia.

    M.
  • Marcelllo Barbuscio il 09/11/2009 13:53
    Quando la poesia diventa veramente cibo per l'anima; basta leggere le tue caro Ugo per sentirsi trascinato in un'atmosfera di pace interiore. Grazie... Marcello
  • Daryl il 09/11/2009 13:50
    fantastico
  • giusi boccuni il 08/11/2009 23:55
    bellissima e musicale, nella sua malinconia quasi austera
  • enzo napoli il 08/11/2009 12:17
    Splendida poesia. Da tempo non ti leggevo. Un saluto
  • Giuseppe Tiloca il 08/11/2009 11:12
    Bravissimo Ugo, io adoro i cipressi, sono alberi divini, che donano pace e tranquillità. Amo piroettare e sfiorare le loro chiome, adoro cogliere i loro frutti, per poi piantarli. I cipressi sono bellissimi alberi, dritti, composti. Donano tranquillità e silenzio, pace, è questo, quelo che ho sentito, entrando nel cimitero della mia città, pace e tranquillità. Anche nella mia campagna, il nonno piantò dei cipressi, che ora sono diventati alti, possenti e grandi, non ricordo quando li abbia piantati, ma, so solo che ora è bellissimo vederli muoversi, quasi ballare, col vento.
    Grazie per avermi fatto rivivere queste situazioni. bravissimo.
  • Vincenzo Capitanucci il 08/11/2009 08:05
    Elevato custode pensieroso.. che bellissima immagine Ugo... splendida..
  • Kartika Blue il 07/11/2009 21:12
    stupenda!!
  • Don Pompeo Mongiello il 07/11/2009 20:55
    Splendida in tutta la sua pienezza,
  • Anonimo il 07/11/2009 19:39
    Magnifica.
  • Anonimo il 07/11/2009 18:56
    È sempre un piacere leggere le tue opere, sono bellissime.
  • Anonimo il 07/11/2009 17:03
    Simbolo di dolore, di perdite, di pianti per cari che vanno e non fanno ritorno ma che rimangono dentro di noi fino al nostro ultimo respiro, dove rivedremo i cipressi che ci verranno incontro e non ci lasceranno più andare!!!
    Bellissima Ugo, complimenti!!
    Dani
  • Anonimo il 07/11/2009 16:06
    La sua lungimiranza, quello stare eretto fregandosene del vento. Simbolo dei luoghi del riposo eterno, ma anche di eleganza, ecco, la tua poesia ha l'eleganza del cipresso. Bella. Ciao
  • Maurizio Cortese il 07/11/2009 15:38
    Ispirata di certo dalla recente ricorrenza, la poesia di Ugo Mastrogiovanni scorre con calma pensierosa e speranza tenace, percorrendo tutto l'essere dell'albero, dalle radici alla fine della chioma. Significativa e fidente la chiusa: la richiesta che la pianta, recuperata la purezza originaria, sia per noi veicolo all'infinito. Non è un caso che il cipresso sia stato posto a custode dei cimiteri: quel suo svettare sembra proprio sollevarci all'infinito, a meno che non sia l'infinito ad abbassarsi verso noi. Data la mano che l'ha scritta, inutile dire che è bella.
  • Anonimo il 07/11/2009 15:36
    Un ponte arboreo, così simbolico e drastico, ma anche consolatorio se diviene parola. Grande sensibile osservatore.
  • Anonimo il 07/11/2009 15:36
    Regali sempre grandi emozioni. Applauso.

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