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Inquieto Pensiero

Ahi cor cantor di brame e di sospiri
ahi musico di taciti pensieri
perché già destiti e 'l ciel rimiri?
Perch'io non coglie ciò che in te speri?

Fra il firmo e 'l sogno spargo sementi
che in viso mi sono amaro pianto
ch'all'occhi mei son rilucenti
di gioie, cure, speranza e 'ncanto.

Follia; che guidi a me la mano
vanisci, ch'all'alma mia desio
tosto candido 'l foglio e non patir

dell'aspro vileno di cui qui scrivo
specie, forza, e l'infinito ardor:
inquieto pensiero che m'affligge il cor.

 

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4 commenti:

  • Samuele Scagliarini il 13/11/2009 14:07
    Interessante l'approfondimento, tuttavia la spiegazione non è dovuta (per quanto mi riguarda, s'intende) in quanto mi risulta chiarissimo il senso ed il contrasto tra il tema e le scelte espressive.
    Detto questo, resto della mia idea e poetica "diretta" secondo la quale il linguaggio contemporaneo le avrebbe dato più forza. Bravo e grazie!
  • Alessandro Claps il 12/11/2009 18:19
    Vi ringrazio per l'attenzione e credo sia dovuta un spiegazione sulla scelta del timbro aulico, della forma rigida e dell'unica infrazione allo schema metrico presente.

    La premessa è che questo sonetto rientra in maniera completa in quello che definisco il mio stile, a tal proposito voglio solo porre l'accento, senza stare a sviscerarne il senso, su alcuni dettagli:
    1) La scelta della forma metrica e la rottura dello schema della rima.
    come vi sarete accorti, questo sonetto richiama sia nello schema metrico che nel timbro lessicale i componimenti dello stilnovo, sonetto in endecasillabi con lessico aulico; tuttavia questa scelta va analizzata in simbiosi con il tema trattato per poter essere apprezzata, infatti tutti i componimenti dello stilnovo vertevano in due direzioni, quella enconomiastica e quella laudativa, in questa mia poesia il contenuto è invece introspettivo, tema che la poesia avrebbe incontrato soltanto nel 900. In questo modo intendo rimarcare la natura antica della sensazione provata e descritta, attribuendole così la proprietà di trovarsi al di là del tempo. Nella prima terzina viene ignorato completamente lo schema metrico per enfatizzare il referente che in quella strofa diventa la follia; la follia non ha regole e così avrebbero dovuto essere i versi a lei dedicati.
    2)Lessico e forma poco leggibili:
    Altro fondamentale motivo per scelte che non premiano ma al contrario ostacolano la leggibilità della poesia, è costituito dalla necessità di celare al lettore il profondo nichilismo che ha ispirato questi versi, e distrarlo con una musicalità appagante, quasi soffocante nei confronti del significante, ma indubbiamente elegante. Così facendo il lettore distratto riceve un premio puramente estetico, mentre il lettore più attento o curioso ha la possibilità di svelare l'intento delle parole scritte, ma solo a patto di dedicarvi più attenzione.
    Il messaggio di questa poesia in fin dei conti è che l'innamoramento è una forma dolorosa ed incessante di follia.
    Il messaggio della forma in cui è scritta è qualcosa del tipo: babbo natale non esiste, ma non voglio essere io a dirvelo.
  • loretta margherita citarei il 12/11/2009 15:28
    apprezzata
  • Samuele Scagliarini il 12/11/2009 14:59
    Ecco, da quel poco che ci siamo detti... mirabile senza alcun dubbio la metrica del componimento ed alcune immagini come "Fra il firmo e 'l sogno spargo sementi che in viso mi sono amaro pianto".
    A mio parere però la scelta dei termini e lo stile tendente all'aulico non rendono giustizia al temperamento concettuale della poesia. Aggiungerei, de gustibus... e massimo rispetto a Petrarca!

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