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Osteria romana

Annà per caso all’osteria;
entrà;
le strisce de la tenda che s’attorcijeno a le mano;
‘na zaffata de muffa de vino;
‘n’atavica puzza de sighero toscano.
Urli de briscola
che se frammischeno ar tressette.
“Un quarto”, “Hai perso”, “È corpa tua”,
“Nun capisci un cazzo!”.
Er marmo de li tavoli fa fresco in della sera,
le frasche coll’affreschi te fanno sincero er beve:
e canti e magni e giochi e polemizzi,
e mentre passa er tempo er popolo se pasce.
E sovra a tutto:
l’ostessa, enorme, comanna li vecchiacci.

 

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2 commenti:

  • miryam maniero il 09/11/2006 09:19
    una bella coppia sti poeti romani... mi fate venir la voglia di farmi un giro a roma a gustare un bel piatto di bucatini...
    ciaoo

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