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Alla mie figlie

Quel limone venne via dal tronco
sganciato al ramo che non aveva senso.
Manine ingenue ambivano curarmi,
Con la vinilica dei loro collage.
Ora più o meno gli manco tre stagioni.

Piove come le sbornie e vive quel limone;
Immani spazi nella mia memoria,
ora alla soglia d'esser donne
i collage non significano niente.

Giardini pensili strillanti per un fuoco:
per loro sarò rogo purché Cristo non veda.
Aquile magnifiche staccheranno il volo
Dall'alto vedranno viole che curiose
Da cuccioli portavano alla bocca,
Nei prati stessi dove cifre e armenti
crearsi in fila verso i comuni palchi.

Pagàno, il vento pregherò per due manine,
ali che mai scopriranno barriere
a patto che Cristo non mi veda.

 

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3 commenti:

  • alberto accorsi il 27/06/2007 22:22
    Criptica. Fascinosa. Si potrebbero aggiustare ancora un po' i versi..
  • augusto villa il 24/06/2007 13:27
    Piaciuta, complimenti!!!
  • sara rota il 04/05/2007 18:20
    Un po' troppo ricercata, peccato. Ciao ciao

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