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Terra dolente

Le nostre più acri lacrime d'ebano
Non scendono per il volto
Mentre ci consumiamo affranti
In spinose dolenze.
Ormai privi di speme alcuna
Entriamo in contatto alle volte
Trovandoci poi ancor più distanti.
Consunti e raggelati
Paralizzati in un inebriante
Dolore di sangue.
Il vitale ardore oramai s'è spento,
Giacciamo ebbri ed inconscienti
Nella grigia terra dolente
Bagnata da pianti di aridi spiriti.

Vieni più vicino,
Appoggia la tua guancia sul mio petto
E addormentati soavemente
Col battito del mio cuore,
Accarezzata dalle mie mani piagate.

 

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4 commenti:

  • Alfredo Caputo il 05/01/2010 00:14
    Wow, addirittura? Dai non esagerare Matilda .. comunque qualcuno mi ha detto che la chiusa di questa poesia che ho scritto potrebbe tranquillamente fare da poesia a sè. Tu che ne pensi?
  • Jurjevic Marina il 26/12/2009 12:32
    La chiusa di questa poesia, mi ha fatto venire i brividi. Che poeta.. che poeta che sei caro Alfredo.
  • loretta margherita citarei il 21/12/2009 22:09
    ottima ben scritta
  • Anonimo il 21/12/2009 18:48
    troppo spesso ci dimentichiamo che la terra è vita, noi siamo vita grazie a lei... una carezza data con il cuore... un pochino più di rispetto... renderle un pochino di quello che lei elargisce a piene mani... e quando toglie...è crudele ma forse noi non lo siamo...
    bella, bella davvero

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