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Il treno

nella campagna di Poggetti
con il disegno ingiallito dei campi
nei tardi pomeriggi dell'agosto
improvviso sentivo avvicinarsi il treno
e voltandomi dalla sua parte
io restavo immobile con gli occhi spalancati
a guardar quel puntino scuro sbuffante in fondo
sempre più vicino fragoroso gigante
davanti poi mi passava tutto scuotendomi
un urlo prima una forza dirompente nel silenzio
una eternità il suo passaggio nel mio corpo di bimbo
ondeggiante nel suo allontanamento
portandosi via chissà quale mistero

era il suo passaggio una cosa vera
che squarciava anche la mia mente
lasciandomi attonito nel campo
felice nell'incantamento
e a lungo guardavo
quel raggio di luce che si andava spegnendo
a lungo sentivo quel rumore perdersi lontano
rimanendo vivo fra l'erba nei miei pensieri
nel cielo ora rasserenato
un sogno e un turbamento

 

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4 commenti:

  • isabella zangrando il 21/01/2010 12:07
    questa tua poesia mi ha ricordato molto Pirandello, una riflessione qui fanciullesca sulla dicotomia realtà/sogno, essere/desiderare. Tra la realtà e il sogno in mezzo passa il treno, oggetto tangibile e fantasia di bimbo...
  • Anonimo il 30/12/2009 08:34
    Bellissima Piero... mi hai trasportato in quel campo e poi piano piano mi sono ritrovato su quel treno... ti vedevo sempre più piccolo mentre mi allontanavo.
  • Anonimo il 29/12/2009 20:12
    Il mostro di ferro, drago di fuoco, così nero così vaporoso, e tu bambino attratto ne eri per la novità del tempo di ieri, mi piace il racconto che parla di vita che nel suo dire diventa armonia, colori profumi dipingi nel cuore di chi ti legge e ti legge per ore.
    Auguri Piero devi essere fiero perchè quel che scrivi piace sul serio.
  • Anonimo il 29/12/2009 18:02
    bella Piero... quanti desideri viaggiano sui treni... viaggi immaginati... sospiri... libertà che stringe il cuore mentre la fantasia avvicina a persone lontane... mete immaginate...
    Molto bella.

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