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Le mogli dei lavoratori

Non contemporaneo in quegli anni di
sanguinolenti spargimenti, ricordo e
scrivo parole. Parole che scorrono come
Azzurri fiumi, Parole che non si sciolgono
Come le gocce di neve, Parole che non fuggono
come i Podisti fiumi.

A Sud dei Stati Uniti, a Nord del Guatemala, a
Ovest di Cuba, domina il paese dei mercati e
delle coste, dei vasi e degli orci, il paese dei
baffi e delle pistole, si stanziava nei paesaggi
Di fame, fame fisica, fame Naturale. La nazione
dei morti assassinati, dei morti affamati.

Splendeva un accecato sole di rosso
fuoco quel giorno dall'amaro sapore.
Lo sciopero non si domava neppure
in presenza del presidente, il cui
nome dovrà affondare con sgretolati
sostantivi come saladini seppelliti sotto metri
di escrementi, cumuli di escrementi.

Le donne dei lavoratori incamminavano
le loro angosce verso
il palazzo di quel pazzo e dei suoi pazzi.
Mogli e figli private del pane,
orbate della dignità. Madri si avviano
con fiori, rose rosse, rosso nere
di morte, non di amore, più
non esisteva quella divina forza.

Mercenari consolati con pezzettini
di carta, carta fetida, nauseabonda,
malata. Mercenari arrestavano il varco
alle povere insistenti donne e in quel momento
agitavano l'artiglieria verso il fior dei
fiori, gli angelici, innocenti volti, cadenti,
si udiva il frastuono dei corpi caduti.
Floscia coscienza massacrava il cuore
Dei pazzi malati!

 

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2 commenti:

  • Anonimo il 16/01/2010 20:33
    Triste poesia, destinata a far riflettere.
    Bravo
  • loretta margherita citarei il 16/01/2010 15:40
    bella descrizione di un tempo passato piaciuta

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