Perdona...
il mio delirio d'amore,
ho provato a non soffiare più sul tuo cuore,
mentre incurante premevi il tuo becco ricurvo
sul mio petto dolente,
ma tu, hai voluto ancora ingoiare i miei sospiri.
Ho tentato di non spaventare
i palpiti che echeggiando
ornavano la ragione,
ma tu, hai voluto ancora aspirare il mio aroma.
Perdona...
se ho difficoltà a dimenticare,
il dolore del tuo becco ricurvo
premuto sull'anima ferita,
eppure sono felice e ti sono grata,
per aver posato un dì, una carezza fusa
su labbra bagnate di gioia.
Ho aperto ancora le mie stanche braccia,
profumate di sogni,
perché l'amore non ha né confini, né tempo,
ma tu hai frantumato il dono azzurro
in schegge d'ombra.
Ora, sei mi hai amato,
raccatta i versi liberi che ti ho cantato,
raccogli i doni ancestrali offerti senza pudore,
come una bimba affamata e poi appagata,
adagiali tra le onde
lascia che cavalchino senza redini
la strada del nostro amato mare,
lì vivranno in eterno.
Non mi vedrai e sentirai mai più,
ma so che riconoscerai il vero canto
e mi troverai vicino a te,
mentre quel portentoso fruscio,
accarezzerà ancora i tuoi capelli
e farà socchiudere le tue palpebre,
trascinandoti nel sogno già visitato.
Riposerò nel silenzio dei tuoi occhi
che hanno scorto l'azzurro.
Perdona...
se ti porterò con me
sempre per sempre comunque.