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Gemma dell'inverno

Ti aspettai all'ombra di un ginepro
e guardai calmo il sole ardere
l'ultimo ceppo del suo fuoco.
Poi il sonno.
Ti attesi a lungo, figlia dell'autunno,
gemma di un inverno svanito tempo fa.
La neve che hai portato,
i sogni lasciati cadere come fiocchi,
le carezze sulle mie guance gelide.
Hai permesso che le mie labbra
assaporassero il tuo respiro
e i miei occhi vedessero
il tuo candore.
Hai voluto che il freddo non finisse mai,
hai preferito che coprisse gli instanti vissuti insieme
e li congelasse in un eterno alito
di vento tempestoso.
Mi abbandonai alle fredde coperte
che, docile, tu mi preparasti
e decisi di amarti,
splendente regina,
nell'attimo dell'unione
nel momento del sussulto
nell'infinito di un tuo bacio.
Anime che si intrecciano
in un unico, immortale,
pomeriggio senza fine.
Spiriti che si toccano,
saziano a vicenda,
parlano, colpiscono,
tornano ad amare,
poi si abbattono,
evitano gli sguardi,
si lasciano trovare.
Quando giunse la primavera
pensai di non seguirti
sulle alte cime dei monti.
Ti vidi fuggire in lacrime
seguita dagli ultimi rantoli
di un inverno agonizzante.
Quando tornerai, mia adorata bufera?
Quando soffierai sul mio viso?
Quando mi chiederai nuovi baci?
Seduto su un fresco prato di verde estate
prego le aquile perché feriscano
il cielo.
L'azzurra volta trattiene
a stento i pesanti fiocchi
di un inverno
nuovo.

 

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