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Filastrocca del dannato

Scrivo un'altra preghiera dei dannati
la dedico agli amici che non si sono mai dimenticati
ai morti ammazzati mai vendicati, agli scomunicati
scrivo poesia maledetta per vederci chiaro nell'affanno
perchè non ho i soldi per andare in terapia
e uno psicologo ci metterebbe almeno un anno
per capire un mese della vita mia
scrivo poesia come rap, mettici una base sotto
cresciuto sempre storto con i ragazzi sotto per i lotti
nelle piazze invase all'improvviso dalle auto della polizia
nella mia città da cui la gente sveglia è andata via.
Cerco il coraggio per guardare
in faccia i mostri che mi vengono a trovare
quando è inutile cercare di non pensare e provare a dormire
perchè tanto dentro agli incubi ti vengono a cercare
e allora cerco di parlarci e sentire cio' che hanno da dire.
A volte sono sveglio nella notte e mi addormento al mattino
dormo con un pugnale affilato sotto il cuscino
e la foto di un infermiera morta sul comodino
steso su un fianco con la schiena mai rivolta verso porte
chiudo la serratura a chiave e la controllo quattro volte
cerco il coraggio per guardare negli occhi la mia morte
nelle orbite fredde e vuote fissarla da vicino
e aprirle la bocca con cio' con cui faro' un bambino.
Mia madre non la sento da due anni e mezzo
l'ultima volta mi ha detto che non le importa se mi ammazzo
ma mi ricordo bene tutto ciò che mi predisse
lo vedo realizzarsi ogni giorno come se mi seguisse
c'è solo una cosa che non aveva mai capito
ma era troppo vecchia per guardare oltre il proprio dito.
A volte ci ho provato gusto ad essere un dannato
a volte vorrei essere solo spensierato o non essere nato
a volte penso che deve avere un senso cio' che mi è capitato
e non ho mai pregato il vostro dio per essere salvato
dall'inferno che ha creato.
Ho visto il sangue sul selciato e la menzogna a capo dello Stato
qualche ragazza ad amarmi ci ha provato e ha rinunciato
ma ha riso e pianto insieme a me e non mi ha scordato
e ho visto amore vero dentro agli occhi e questo mi è bastato.

 

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8 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • STEFANO ROSSI il 20/01/2012 21:53
    Capolavoro di poesia/rap, ecco di cosa si tratta di una reppata resa (abbastanza) poetica, la ritengo un bellissimo lavoro, molto riflessivo e le rime poi ci stanno a pennello. Ottimi versi davvero bravo, penso che puoi creare un tuo stile e un tuo genere (il che è essenziale credimi)

8 commenti:

  • Anonimo il 26/02/2010 10:48
    Si, concordo con tutti i commenti.
    Bellissima poesia.
    ... Noi, "maledetti" comunichiamo, scriviamo ed esistiamo da sempre,
    salutisti, benpensanti, amanti della poesia leggera stile San Remese se ne facciano una ragione,
    del resto hanno sempre un'alternativa... evitare di leggerci, ... o evitarci semplicemente.
    Grande Simone piaciutissima!
    Ciao, B. Roses.
  • Simone Suzzi il 01/02/2010 01:35
  • Jurjevic Marina il 01/02/2010 01:33
    e uno psicologo ci metterebbe almeno un anno
    per capire un mese della vita mia

    Adoro le rime.. lo sai, ma non sono solo esse che rendono questa tua opera speciale. È semplicemente che mi hai sorpreso con le tue due ultime opere. Hai dimostrato di poter dare moltissimo... ti leggo dall'inizio.. e stai migliorando con ogni nuova opera. Bravissimo tesoro, continua così.
    P. S. però bevi di meno!!!
  • fabio martini il 31/01/2010 22:41
    L'espressione «poète maudit» ha superato i limiti di un'epoca, e può oggigiorno qualificare altri autori oltre agli amici di Verlaine. Essa designa in generale un poeta (ma anche musicista, artista in genere) di talento che, incompreso, rigetta i valori della società, conduce uno stile di vita provocatorio, pericoloso, asociale o autodistruttivo (in particolare consumando alcol e droghe), redige testi di una difficile lettura e, in generale, muore ancor prima che al suo genio venga riconosciuto il suo giusto valore. Questo appellativo di maledetto lo attibuì Verlaine a sé stesso, ma esso avvolge in un alone indefinibile autori di epoche diverse come Cecco Angiolieri, François Villon, Thomas Chatterton, Aloysius Bertrand, Gérard de Nerval, Charles Baudelaire, Lautréamont, Petrus Borel, Charles Cros, Germain Nouveau, Antonin Artaud, Émile Nelligan, Armand Robin, Olivier Larronde o ancora, John Keats ed Edgar Allan Poe.
    In Italia, sull'onda del mito romantico del reprobo, definito anche Maledettismo, viene a svilupparsi la Scapigliatura. Appartengono, tra gli altri (inclusi pittori e musicisti), i poeti Emilio Praga, Vittorio Imbriani, Giovanni Camerana, Iginio Ugo Tarchetti, Carlo Dossi ed Arrigo Boito. La poetica si basa su un pensiero ribelle e rivoluzionario nei confronti della società. I poeti che fanno parte di questa scia letteraria hanno solitamente un'acconciatura alquanto strana per l'epoca: capelli arruffati, lunghi e variopinti, tanto da venir definiti "Scapigliati".
  • Simone Suzzi il 31/01/2010 21:54
    grazie!
  • loretta margherita citarei il 31/01/2010 21:30
    veramente bei versi, piaciuta molto
  • Anonimo il 31/01/2010 21:22
    Di solito, la mia pigrizia, non mi permette di leggere cose molto lunghe ma questa andava giù come l'acqua.
  • Anonimo il 31/01/2010 21:15
    Il finale è troppo bello... SPLENDIDO! "Ho visto il sangue sul selciato e la menzogna a capo dello Stato qualche ragazza ad amarmi ci ha provato e ha rinunciato ma ha riso e pianto insieme a me e non mi ha scordato e ho visto amore vero dentro agli occhi e questo mi è bastato." è la parte che mi è piaciuta di più. Complimenti Simone.