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Oceania

Ho chiuso
la mappa dell'Oceania
e allontanandomi
ho accompagnato
un forte desiderio di spazio.
Se pensi
che abbiamo lavorato la creta
ieri montavamo
transistor ai congegni
oggi sui piani e le pieghe del pianeta
soltanto byte.
Si vedono segni
di ambizioni enciclopediche
con la curiosità che lentamente
leviga la lente.
Se pensi che veniamo dal niente,
eccomi sui rilievi dell'interno
dove riavvengono
le riesumazioni degli assassinati.

La città al di sotto dei pendii
si concentra nel golfo
la distanza distillata dai rumori
restandone attento in ascolto
è lenta
e lentamente percepisci
la grande sfericità del mondo.
Le rivolte segnano
la deriva dei continenti
e l'eco delle brutalità
van cercando
protezione dai tormenti
i bambini
gridano nel bosco
passa il tempo
e provi attrazione
in presenza di un battito di ali
o di un respiro.

Vorrei trovarmi
ovunque si sorrida
ovunque
si trovino simpatie
e nascano
correnti di tepore tra due.
Vedo gente
di cui penso,
possibile che non abbiano idee
nei gesti che fanno
e che senza alcun compenso

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1 recensioni:

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  • Raffaele Arena il 30/06/2013 12:53
    La trovo nella parte iniziale una descrizione metaforica di quella che è il mare della vita, poi la tua visione, la tua filosofia, il tuo pensiero espresso in modo molto originale e interessante. Oserei dire che il nulla non esiste, la trasformazione è legata a una continua trasformazione di materia e spirito, ma nessuno può dire di aver una verità assoluta. Molto piaciuta.

16 commenti:

  • Anonimo il 13/02/2010 20:43
    Caro Fabio, devo recuperare il tempo prso in questi giorni;
    questa è davvero bella e non dimostra l'età il che mi fa pensare che se scrivi con cognizione puoi rendere sempre validi concetti che, comunque, si ripresentano costanti.
    Mi ha colpito il discorso sulla punteggiatura legata alla musicalità, per me importantissima visto che il mio primo amore (a parte S.) è la musica.
    È un'ulteriore dimostrazione del tuo impegno.
    Davvero bella!
  • Antonietta Mennitti il 08/02/2010 11:45
    Bellissima poesia fiorita da una penna eccellente! Bravo!
  • Anonimo il 07/02/2010 20:57
    Vorrei trovarmi
    ovunque si sorrida
    ovunque
    si trovino simpatie
    e nascano
    correnti di tepore tra due.

    non so dove l'ho letto, ma era in linea con i miei pensieri. ti saluto.
  • fabio martini il 07/02/2010 20:55
    hai ragione ma non era quella l'intenzione della mia spiegazione era per dire che trenta anni fa era comune parlare di chip il microchip come uso di una parola che veniva dalla cibernetica... oggi si usa con la stessa naturalezza la parola byte... la mia non era una condizione tecnica ma puramente comune... grazie per l'intervento...
  • Anonimo il 07/02/2010 20:21
    27 anni fa il termine byte indicava ciò che indica anche adesso, una sequenza di 8 bit. Il chip è un componente elettronico...
  • Anonimo il 07/02/2010 20:17
    Mi sembrava strano... Poi ho letto il tuo commento sul "quando". A parer mio, bellissima!
  • Anonimo il 07/02/2010 18:01
    Carissimo Martini, vedo che da allora nulla è cambiato, anzi va sempre peggio!!
    Io tutti gli anni scrivo una lettera al Predidente della Repubblica e la lettera è sempre la stessa... anche la risposta che non è mai arrivata è la stessa!! Come vedi non sei l'unico che ritira fuori la stessa cosa e tutto rimane invariato se non peggiorato!!
    E scusa anche tu se sono stata prolissa...
  • Fabio Mancini il 07/02/2010 17:57
    Ua poesia che definisco "spaziale" nel senso che spazia toccando più punti. Ispirata da una certa irrrequietezza creativa, lascia nella strofa finale uno spiraglio positivo. Forse andava un pochino "potata" lasciando il filo conduttore più in evidenza. Scritta così è la tipica composizione spontanea, attinta da quel mondo oscuro e profondo al quale tutti gli artisti ricorrono: l'inconscio. Da ciò l'aggettivo più immediato che mi viene in mente per qualificare la tua opera è: complessa, ma non complessata. Un saluto amichevole. Fabio.
  • fabio martini il 07/02/2010 11:52
    ragazzi, prima di tutto grazie, e mi permetto di intrufolarmi (sapete quanto poco mi piaccia intervenire nelle mie per non alzare l'audience, cosa invece molto amata da molti) per sottolineare solo una cosa. questa poesia l'ho scritta 27 anni fa e avevo 22 anni e' rimasta praticamente sempre invariata a parte la punteggiatura che ogni tanto la cambio... (io considero la punteggiatura come il ritmo in una musica e ritengo fondamentale, nel muoverla, ripristinare nuovi orizzonti di quella stessa poesia... vabbe' tanto frega un ca... a nessuno.. eheheheh, torniamo a noi) e ad un termine cioe' il termine BYTE. ventisette anni fa il termine era CHIP... come passa il tempo... ok era solo gossip su una poesia... ciao a stasera per i salutoni...
  • Anonimo il 07/02/2010 11:39
    Il minimalismo della mente, l'usare poco la grande potenzialità che abbiamo nella scatola cranica, l'immaginazione e i sensi che sono un tesoro, la possibilità di essere sereni ma chiedendo l'impossibile non avremo mai, la tua poesia non ha fine se si continua a pensare...
    bella riflessione grande, se si vuole infinita...
  • laura cuppone il 07/02/2010 11:02
    complessa e senza speranza...
  • Anonimo il 07/02/2010 10:50
    Affascinante e colta lirica che verso il finale si arricchisce di una disincantata riflessione sull'essere umano; davvero apprezzata!!!
  • gian paolo toschi il 07/02/2010 10:44
    A me pare un'inestricabile matassa di cui non si riescono a percepire i capi.
  • B. S. il 07/02/2010 10:40
    Splendida, grande..."vorrei trovarmi ovunque si sorrida..." c'è tutto in questa poesia Fabio, sei bravissimo.
    A volte l'influenza fa miracoli... con me non ha funzionato.
    Un bacione.
  • loretta margherita citarei il 07/02/2010 10:39
    ben scritta, pensieri profondi, constatazione della realtà, piaciutissima
  • vincent corbo il 07/02/2010 10:29
    Fabietto, ma che ti succede? Possibile che da un po' di tempo sforni un capolavoro dopo l'altro? Sei innamorato? Hai vinto al totip? Se continua così riesco a scorgere l'ombra del Nobel per la letteratura... bravo, bravo e bravo.

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