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La Veglia

Affranta è la figura dell'anziana donna, ai piè del letto assisa.
Chino il canuto capo da un nero scialle avvolto.
Gli occhi una gelida fessura, a rivivere l'affronto.
Le labbra sottili e tese dischiuse appena,
intente a recitare dei defunti monotona preghiera,
a cui l'altre discoste donne, unisone le fanno sommesso fondo.
Tra le mani un rosario, che con magre dita, lentamente sgrana,
greve ed incerto è l'intorno tutto, vigile il sospetto.

Ai lati dell'alto letto, in cui grigio e freddo un corpo giace,
due ceri ardenti danno tremolante luce,
che silenziosa ed in fumo verso l'alto sale.
Si susseguono ossequiosi nell'ultimo saluto,
gli amici cari e di quelli che a lui parevan tali e dei parenti
nello stretto lutto. Serrate son l'imposte, l'aria soffocante
stagna, di tanto in tanto, risuonano fra le colme mura,
ora un gemito e di strazio poi il lamento.

Fu un mattino, che a lui gli fu fatale, durante il caminare
verso il fondo, al quale un'imboscata, giunger non lo fece mai.
Lì, su quel piccolo viottolo, fra l'odor d'arance e bergamotto,
lo trovarono disteso verso terra vòlto,
con l'unghie a solcare il polveroso spiano.
Lente passano le veglianti ore, silenti son ora le monotone
preghiere, curvate son le stanche schiene, tutto sembra aver
raggiunto pace.
Fu lui... d'aspetto dignitoso e rispettato assai, a dare per
ultimo alla salma, l'estremo suo saluto.

L'esile donna, lentamente sollevò allora il suo chinato capo,
la fessura degli occhi schiuse appena e gelido uno sguardo
su lui posò. Si serrarono con forza le dischiuse labbra
e tagliente lei sorrise.
Passato è da allora paziente il tempo, afosa e chiara
l'estiva ora, improvviso un colpo il silenzio ruppe... e fra
gli eremi monti si spense l'eco.

 

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8 commenti:

  • laura marchetti il 17/02/2010 17:31
    leggendo la poesia era come se fossi a quella veglia funebre... per un attimo, il tempo della bellissima lettura
  • Aedo il 12/02/2010 00:37
    Riesci a descrivere con ricchezza di particolari momenti tristi legati alla nostra realtà meridionale. Bravissimo!
    Ignazio
  • alberto accorsi il 11/02/2010 21:47
    Purtroppo la mia vita non mi consente i tempi lenti e cadenzati della poesia. Il mondo che vi è rappresentato è antico e il linguaggio usato lo racchiude e lo esprime con accuratezza.
  • alberto accorsi il 11/02/2010 21:43
    Purtroppo la mia vita non mi consente i tempi lenti e cadenzati della poesia. E un mondo antico quello che viene qui rappresentato e il linguaggio usato ne riassume il respiro e il senso con accurata perizia.
  • Maurizio Cortese il 11/02/2010 20:02
    La dovizia dei particolari non stona in questa poesia dai toni ancestrali e dal ritmo lento e implacabile, che descrive fedelmente il fluire del tempo e dei sentimenti nei nostri paesi del Sud.
  • bruno guidotti il 11/02/2010 19:19
    Grazie anche agli indifferenti.
  • loretta margherita citarei il 11/02/2010 17:20
    molto bella, sentita, ottima descrizione, piaciuta
  • Ugo Mastrogiovanni il 11/02/2010 15:11
    Una poesia che si è fatta leggere piacevolmente due volte, anche per verificare il primo momento di assorbimento empatico dovuto alla complessità e alla difficoltà del lavoro. Bruno Guidotti ci riporta con cura di particolari una serie di delicate situazioni che solo chi conosce bene l'ambiente riesce a rendere vive e reali, come ha fatto lui. Spesso il poeta scrive per segreta certezza interiore, ma non dispone di prove probanti, qui Guidotti supera questi scogli e restituisce la scena in tutta la sua fredda realtà. La rima, l'esplorazione artistica, l'impatto scenico rende lo stile del verso proporzionato all'intensità del racconto e propone un lavoro di tutto rispetto.

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