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Correzione

È tardi la sera
quando il docente
corregge
e arduo lo aspetta
il compito ingrato:
in piena coscienza
valutare
le due pagine
assegnate,
alcune di spessore,
altre scritte male,
in un momento d'ansia
o distrazione.

Immagina i pensieri
di chi le ha vergate:
l'inchiostro prende forma
di visi e dita,
parla al suo cuore
incline al rigore
e lo tempesta
di mille richieste,
quasi tutte volte
ad esser mite,
qualcuna a
chiedere giustizia.

Vorrebbe non dare
un valore numerico
al lavoro indegno
di quello studente,
ma il tempo incalza
ad una decisione:
gli avvenga solo
di intuire,
nell'attimo di scriverlo,
cosa fa la differenza
fra un tre
e un tuffo nel vuoto,
fra l'oggettività
e il giudizio
sulla persona.

 

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2 commenti:

  • Ugo Mastrogiovanni il 02/03/2010 12:49
    Questi versi ci propongono saggiamente il giudizio come atto di coscienza. Non è cosa facile per un maestro valutare, specialmente quando conosce i suoi alunni e l'unicità dei soggetti. Sembra che il prof. Cortese si ponga il problema ogni qualvolta ha di fronte gli elaborati dei suoi allievi; se lo facessero tutti! In quel momento Maurizio Cortese si fa influenzare dalla sua coscienza, ma non dimentica il suo compito. Egli ne consoce bene il significato "cum scientia"; una particella intensiva quel "cum" e molto eloquente il termine "scientia". Allora egli sa che dovrà sfruttare alla meglio l'interiore consapevolezza del bene e del male, il giudizio che ha dei suoi stessi sentimenti e delle sue stesse azioni e che in quel momento gli ricordano di essere non solo un docente, ma anche padre e uomo, e di essere stato anche lui alunno.
  • karen tognini il 21/02/2010 12:50
    bravo... ben scritta...

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