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Lo ricco e lo povero

Ne lo pascer
su 'sta tera
grana assai
cumulato
aber
lo nobil et ricco
ma spilorcio
padron,
poi de botto,
senza la cinquantina
toccato
aber,
lo cor
meno vien
et ad artra sponda
trasbordato
fia.

Quanno la clessidra
mille e mille
vorte girata
fia
in venerabile età
de la novantina
lo servo suo,
povero in canna
perché mai pagato,
ne lo eterno loco
lo raggiunse
alfin.

Qui
padrone et servo,
ricco et povero
no una grinza
fia,
sono solo
anime vaganti
fra l'oblio
et la luce
in attesa
de lo extremo
iudicium.

 

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8 commenti     0 recensioni    

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8 commenti:

  • loretta margherita citarei il 26/02/2010 21:58
    bella riprende la parabola evangelica del non accumulare beni terreni, piaciuta
  • Anonimo il 26/02/2010 20:42
    Accumulare tesori su questa terra è fatica inutile non vi sono banche nell'aldilà. Bella piaciuta
  • Anonimo il 26/02/2010 18:19
    Devo leggerla più di una volta per capire il tuo dialetto, sto imparando a capirla... trovo questa poesia molto bella. Bravo Don
  • francesca cuccia il 26/02/2010 14:56
    Da tanta ricchezza alla povertà
    un passaggio
    che qualcosa gli insegnerà.
    Bravo.
  • karen tognini il 26/02/2010 14:54
    bravissimo.. piaciutissima...
  • cesare righi il 26/02/2010 13:47
    avevo un nonno contadino che soleva dire: saran regine oppure re, ma quando si siedono qua sopra sono tutti come me!
    In realtà lo recitava in dialetto emiliano, ma ahimè, non lo so scrivere e lo leggo ancora peggio...
    La tua opera è vera e schietta come quel detto popolare
    Ave Magno Caesar ti lauda
  • Anonimo il 26/02/2010 13:25
    Si buone immagini, anche il tempo scivola senza peso. Mi piace.
  • Donato Delfin8 il 26/02/2010 12:40
    Condordo.
    Ottime immagini.

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