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Per una sconosciuta

Il tuo sguardo chiedeva amore
sulla banchina nebbiosa
i tuoi languidi occhi li ho forse fraintesi,
cercavano qualche altra cosa.

Le tue spalle sottili, incurvate dal freddo
avrei voluto abbracciare
e scaldare il tuo smarrimento
io per primo ho perso le forze.

Chi lo sà nel silenzio
anche tu hai visto qualcosa?
forse una speranza
o niente di niente
un'alternativa noiosa.

Il tuo corpo minuto vorrei
vicino al mio
col calore creare un'unione
simulacro di Dio
che ci dia le risposte
a quelle domande che non ci siamo mai posti
a bisogni contorti
sentimenti sepolti
che tu lasci seduti composti.

 

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6 commenti:

  • Anonimo il 06/03/2010 21:12
    Bella poesia, Andrea. Quante volte capita, infatti, di incrociare uno sguardo che sembra volerti parlare, incontrare; ma poi, chissà perché, lasciamo perdere e proseguiamo per la nostra vita.
  • Andrea Arvati il 06/03/2010 16:40
    no hai ragione...è stata una svista. grazie
  • IvaDiva il 05/03/2010 22:01
    dio...è voluto?!?! Questa ha una cadenza REP... ci vuole un bel fiato a leggerla! Bella!
  • Anonimo il 04/03/2010 12:40
    Complimenti, bella poesia. Però attento, nella tua costruzione il nome Dio è in minuscolo, per la semantica Dio in minuscolo è la sua negazione di Logos ecc. ecc. mentre tu custruisci il verso indicandone il contrario, quindi Dio andrebbe scritto maiuscolo. Scusa, che rompi palle che sono! Bravo.
  • anna rita pincopallo il 02/03/2010 14:23
    poesia molto bella complimenti
  • laura marchetti il 02/03/2010 14:11
    è molto bella un incontro che fa nascere sentimenti, pensieri, fantasie, emozioni tangibili

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