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Macerie (contro la guerra)

Costretti a passeggiare tra i cadaveri
gli uomini si alternano
ai tavoli di un caffè, la strada
è bagnata e le case non esistono più.
I carri armati sono pacifici
nel silenzio generale
calpestano pietre e polvere;
anche il vento si è fermato e le trombe
suonano la ritirata.
L'orologio cade dal muro sgretolato, si aggira
ridente l'ubriaco: ha dimenticato
i numeri, i nomi, le cose.
L'otto diventa zero, strada da
percorrere all'infinito.
Giocavano i bambini coi colori,
inseguivano gli uccelli,
si nascondevano tra le piante.

La sera ammansiva i suoni e
teneva per mano lungo
la passeggiata sul fiume.
La luna scompariva senza viso
la corda della chitarra si spezzava
la piazza divenne vuota
le sirene s'inabissarono e urlavano
il colore fu rosso, divenne sangue
divenne sonno, divenne pelle
di cui spogliarsi.

Brandelli sono gli uomini
immagini diafane senz'ombra
manifesti consunti dalle intemperie.
L'ultimo fuoco che brucia
riscalda le anime sole
dietro la tenue tenda dell'alba.

 

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4 commenti:

  • Nicoletta Piepoli il 23/07/2010 21:31
    Bella. Un alternarsi di momenti sereni, come uello di bere il caffè e di tragedie come quello della guerra. Scritta molto bene!!
  • Teodoro De Cesare il 06/03/2010 11:41
    Grazie. La guerra è anche immagine dell'oblio della civiltà, a volte si spara con le armi, altre volte c'è guerra anche senza guerra, il nostro compito è non dimenticare.
  • Anonimo il 02/03/2010 14:40
    Uomini affannati a rincorerre la vita (la propria) e poi provocare la morte (possibilmente d'altri) ... davvero uno stupido "gioco" la guerra Teodoro, davvero stupido.
    Bellissima poesia, sentita.
    Ciao, B. Roses.
  • laura marchetti il 02/03/2010 14:13
    è bella e purtroppo, reale, situazioni di morte e distruzione che non vorremmo mai più vedere

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