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La mia malattia

Grande padre della vita
ti prego siedi ascolta
nella tua immensità trova grande anche il mio dolore
e piegalo se puoi a grandezza di sabbia...
ho un forte male che mi veste in viso, e non è
la solitudine,
divento cupa ora che mi sfiora,
arriva la morte quando mi prende...
so cosa vuol dire risuscitare!
Ma goni giorno è sempre più nebbia...
ho letto le storie della vita per trovare
cura ma tutti si sono arresi
senza trovar rimedio, non esiste scienza
è solo un conforto logico, per sopravvivere...
Nelle strade c'è l'odore di fetido
è violenza!
La luna non ha viso, non può vedere
le croci chiuse dietro le porte...
Il bambino ha smesso di essere viziato
il latte sa di vodka!
Grande padre dei vivi e dei morti
che ha scelto di essere mio quando potevi annullarmi,
ti prego cura il mio male, fallo diventare
salute...
La tua mano immortale scenda nell'infero del mio cuore
mi porti alla voglia di risalita... curami dalla vita
e della vita inebriami!

 

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9 commenti     0 recensioni    

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9 commenti:

  • Beatrice Faldi il 17/11/2010 15:29
    Una poesia davvero molto profonda... splendida la chiusa
  • Sergio Fravolini il 14/08/2010 16:10
    Testo unico e profondo.

    Sergio
  • francesca cuccia il 05/03/2010 18:05
    Condivido le tue parole, spero che Dio ti ascolti e ci aiuti, bravissima, complimenti piaciuta molto.
  • Aedo il 04/03/2010 22:46
    Una poesia unica, profonda e densa di emozioni, che commuove e spinge alla riflessione. Grazie Esther!
    Ignazio
  • vincent corbo il 03/03/2010 07:31
    Veramente un'opera eccezionale.
  • esther iodice il 03/03/2010 01:58
    Avete tutti centrato con mio immenso amore, il tema della poesia... no potrei avere critici migliori!
  • denny red. il 03/03/2010 01:10
    grande scritto, la luna non ha viso.. non può vedere.. bellisima poesia, fantastica!!
  • Duca F. il 02/03/2010 23:58
    "Grande padre della vita". Questo inizio mi piace. È intrigante. Non è un riferimento ad una divinità ben precisa, al Dio cristiano, a quello Islamico o altro. Io penso, o cmq mi piace pensare, che tu ti riferissi a qualcosa di estraneo alle tradizioni umane, un qualcosa pragonabile ad un'immensa energia vitale
  • Adamo Musella il 02/03/2010 23:51
    Lo nutriamo quasi a volerlo far sopravvivere, ne siamo consapevoli ma qualcosa ci impedisce di aggredirlo, di parlarne; la luce potrebbe indurci in vergogna. Ecco quello che vogliamo sentire l'urlo forte di chi esce allo scoperto a invocare la vita e portare all'estinzione di quel malessere che ci portiamo dentro. Molti riferimenti, molti pensieri letterari nei tuoi versi. In poche parole davvero brava Esther. un bacio.

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