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Disorientamento

Ho perso l'Oriente
non so più dove sorge il sole.

Quel nulla dal quale il Padre creò la luce
è tornato ad essere notte fonda.

Dov'è ora quel fiato così caldo
che un giorno Dio racchiuse nel mio corpo?

Un uomo di Arimatea mi ha fatto adagiare
ai piedi della croce un panno
per abbracciare il corpo di mio figlio

ma io so che non potrò più farlo, intanto che
il suo sangue bagna la mia mano ancora
e sarà l'ultima volta.

Gli sfilo dalla testa quelle spine
che hanno perforato anche il mio cuore

mentre dita delicate gli ungono
braccia ferite e il costato
con aloe, mirra e olii profumati.

Tutto dovrà avvenire prima del tramonto
domani è sabato e i sacerdoti
impediranno la sepoltura.

Nello sguardo dei romani c'è ancora odio
forse vorrebbero cacciarci
ma Giuseppe mostra loro una pergamana
che li allontana.

Vorrei ringraziarlo ma sulle labbra
m'esce solo un debole sorriso

Serbo con amore il ricordo del mio sposo
che un giorno mi aiutò a far nascere Gesù
e oggi è un altro Giuseppe che mi conforta
e mi sostiene mentre dico addio a mio figlio.

 

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3 commenti:

  • Pietro Saltarelli il 03/01/2013 17:03
    Meraviglia...
    nel tema...
    nel concetto...
    nella stupenda esposizione...
    Ti Benedico...
  • Anonimo il 22/06/2010 09:34
    Un modo molto originale per parlare di un momento religioso, la poesia è ben scritta e rende bene l'idea.
  • loretta margherita citarei il 25/03/2010 16:28
    descizione molto bella della pasqua. piaciuta

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