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Del capriolo, del poeta e dell'uomo Dio

Sarai bianche ossa spolpate dal bosco
e sulla tua sepoltura ombra di quercia.

Ho disteso foglie umide e peste,
sulla tua pelle ancora calda,
per celarti alla vista del Dio:
quello del quale hai udito il cuore
e visto levare lo scettro onnipotente
lucifero, tonante, bruciante.
Rosa rossa sul tuo fianco germoglia;
linfa e vita scorrono via piano.
Ancora un balzo, uno solo, l'ultimo
tra il rovo ed il cielo, e fuggi!

Sotto il ginepro, avito rifugio,
affannato ti trascini a stento.
Chiudi gli occhi ora, riposa;
sogna l'erba giovane e dolce
dell'Aprile prossimo a venire.
Il poeta ha contato due primavere,
sulle tue corna timide e fresche.
In piccoli brani, i corvi pietosi,
recheranno in volo il tuo corpo
dove la primula mai sfiorisce.

All'uomo Dio una cartuccia in meno;
al poeta qualche lacrima in più.

 

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3 commenti:

  • loretta margherita citarei il 02/04/2010 16:22
    intensa poesia, scitta magistralmente bene,
  • cesare righi il 02/04/2010 14:03
    Caro Marcello, STUPENDA, onore alla POESIA. Questi versi regalano l'immortalità.
    5st per una buona Pasqua. Sei come rinato...
  • Donato Delfin8 il 02/04/2010 13:11
    Ottima Marcè.

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