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Tu solo puoi, ma non da solo

Chi mi soccorre?
Invano pietà domando e amore.
Chi mi porge la mano?
Chi mi conforta il cuore?
Nel fango, ecco languisco
simile a un moribondo; mi tormenta
ignota febbre; tremo; rabbrividisco.
In me gelide acute frecce avventa
un'arcana Possanza.
Sei tu, malvagio Spirito, velato
Spirito innominabile, che hai stanza
dietro le nubi, atroce cacciatore?
Da te trafitto, al suolo fulminato,
orribilmente mi contorco.
Perverso iddio, chè non saetti in me
l'ultima freccia, e non mi uccidi?
Vedi, il più triste son dei solitari:
in me spezzato ha il gelo anche l'odio:
perdono agli avversari.
A me ti rendi ignoto iddio dal cielo.
Ecco: mi arrendo.
Che io non chieda invano pietà!
Dammi l'amore.
Porgimi tu la mano,
tu conforta il mio cuore.
Ed elli a me:
"Bada o uomo! che dice a te la profonda mezzanotte?
Grave su di te scese il sonno stanotte."
Ora svanì.
Mi ridesto:
assai profondo più che non pensasse il dì,
è questo mondo.
La mia gioia è più profonda della pena.
L'ora mesta cede il luogo alla gioconda.

 

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