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È che volevo

Mi sfrango
nella bocca accecante
di questa primavera
che piega i ginocchi
e gli occhi m' allaga
di stupida
fame d'amore.

È che volevo inabissarmi
- evvìa per una volta -
nei gigli più infami
subire lo tsunami
di miele e feromoni
addentare i limoni
delle tue mani.

Primavera di specchi
in frantumi, tu fumi
sul mefitico web
non mi senti, ho capito
sparisco inghiottendo
la tua noncuranza.
Lo vedi? La stanza
è già piena di fumo.

T'ho lasciato sul web
amor mio
per svenir tra le braccia
del guardiano del parco.
Spero solo di vomitare l'anima
in un prato di stelle.

 

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7 commenti:

  • Bruno Briasco il 10/06/2011 20:27
    Molto bello come esordio con una chiusa splendida.
  • Anonimo il 03/12/2010 23:00
    ecco fatto!
    lette tutte... poesie e racconti...
    e aspetto il resto...
    (e finalmente c'è da leggere anche qua!)
    (Cacchio!)
  • Anonimo il 04/10/2010 20:45
    Non sono brava a commentare. Complimenti accompagnati da 5 stelle.
  • salvo ragonesi il 30/09/2010 16:02
    Vomitare l'anima: meglio su un prato di stelle che in una stanza piena di fumo ti dico. Piaciuta. Ciao VERDI'
  • Auro Lezzi il 29/09/2010 23:44
    Decisamente accattivante e particolare.. Un po' quadro un po' poesia... Un inizio veramente interessante... Corro a leggere la seconda.
  • Aedo il 04/05/2010 23:58
    Poesia veramente forte, significativa e pittoresca, che sicuramente scuote e affascina. Brava!
    Ignazio
  • loretta margherita citarei il 04/05/2010 20:58
    molta amarezza, bei rabbiosi versi

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