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Ragionando sovra un teschio

Porgimi il teschio, Amleto,
lascia che pur io possa
di questa teca d'ossa
spiare il gran segreto.
Può questo cranio lordo
del suo cervello privo
di chi un giorno fu vivo
celebrare il ricordo?
Oppur che a nulla giovi
serbare i resti umani
per far sì che il domani
d' essi fama comprovi.
Tu dici che un barile
ha per tappo Alessandro
che lesto impugnò il brando
né mai si fece vile.
O quel che fu il più duro
condottiero romano
e che perì di mano
d'un figlio suo spergiuro
spregiando il suo passato
or divenuto argilla
vecchio muro sigilla
di crepe lesionato.
Del morto le sostanze
disperse nell'ambiente
non dicono più niente
non valgon le lagnanze.
Ma gli atti che ognun fece
di buoni o di cattivi
potranno ancor dei vivi
meritare la prece.

 

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4 commenti:

  • Grazia Denaro il 05/04/2012 15:34
    Lirica molto particolare, apprezzata!
  • B. S. il 22/05/2010 19:42
    Ha già detto tutto Ugo,
    posso solo riconfermare
    la mia ammirazione per
    il tuo talento.
    Un bacio!
  • Ugo Mastrogiovanni il 22/05/2010 11:05
    Versi dal tema interessante e inusuale. Una lirica rifinita nello stile, curata nella rima. La mano attenta di G. Paolo Toschi si è preoccupata non solo del suo valore artistico ma anche del contenuto che, se apparentemente potrebbe apparire funesto, dà il giusto valore alla fine di ognuno e chiude il suo lavoro commovendosi e commovendo: "Ma gli atti che ognun fece di buoni o di cattivi potranno ancor dei vivi meritare la prece."
  • Anonimo il 21/05/2010 21:40
    Molto particolare...
    Bella

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