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Supini nel lembo di un giardino preistorico al fato negletto cantammo

Che t'amo,
di svago giocondo,
parvenza di luce,
nell'attimo sogno
le labbra tue asparse
di continuo ardimento.

Le mani sull'altro
che teme l'addio
l'odore di carne
appeso alle vene
farfalla bianchissima
che il tempo ci tiene
libeccio d'Iliade
che spasima Atene.

Giocando negli occhi
tra la clivia perenne
il mio pube ristette
nel tuo ventre disteso
dai profumi del vento.

Giovani d'infinito,
senza nome che stringe
alle sveltine di casato,
andavamo nel dipinto
Apollo sorriso.

Il tuo giorno,
la mia notte insonne,
rimettiamo in ordine
questa stanza folle
di sorrisi e mistero.

 

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3 commenti:

  • - Giama - il 30/05/2010 07:46
    bravissimo! versi e ritmo!
  • karen tognini il 29/05/2010 15:28
    Complimenti...! e benvenuto... in questo.. meraviglioso... pazzo... sito!
    k
  • loretta margherita citarei il 29/05/2010 14:44
    splendida poesia, benvenuto!

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