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Lo chiamavano Generale

Lo chiamavan generale
stava sempre in piedi
là, davanti al Teatro Sperimentale.
All'angolo alto e fiero,
dritto come un fuso, magro come uno stelo.
Già anziano, ma senza età,
sempre solo, lo chiamavan generale,
vecchio e senza denti,
salutava chi passava, sempre sull'attenti.
Ritratto di una vita in grigio,
come il grembiule che indossava,
sopra un paio di pantaloni legati con la corda,
grigia come i capelli che nascondeva
sotto un basco militare,
forse, anche per questo, lo chiamavan generale.
Portava la mano ossuta e nervosa
alla fronte rugosa e salutava,
sempre muto, lui non parlava.
Lo ricordo fra la nebbia del mattino,
con il sole o con la pioggia
una presenza costante, rassicurante,
mi accompagnava fino alla scuola.
Lo chiamavan generale,
non so se avesse servito la nazione,
quel che ricordo
il suo sguardo fiero, con fermezza
e devozione.
Fisso in un punto lontano...
salutava sull'attenti,
ad inseguire forse, ricordi lontani,
persi tra le nebbie della vita,
fermo, come una calamita.
Anfibi grossi e sformati, tanta strada
ai tuoi piedi, non sei più tornato.
Generale, ti ho rivisto per caso
in un ostello fra sguardi persi e abbandonati
tu seduto su una sedia a rotelle,
non salutavi più,
le tue mani stringevano ricordi e pensieri,
dentro il tuo sguardo fiero,
fermo, come ieri.

 

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6 commenti:

  • denny red. il 07/06/2010 02:59
    molto bella!! laura.. sei bravissima!!
  • Salvatore Ferranti il 03/06/2010 12:31
    le tue poesie sono storie di vita. sono racconti meravigliosi che conquistano il lettore.
    brava
  • Don Pompeo Mongiello il 03/06/2010 11:29
    Una poesia molto piaciuta. Complimenti davvero!
  • tania rybak il 03/06/2010 10:11
  • Dolce Sorriso il 02/06/2010 22:29
    bellissima... brividi corrono lungo la schiena...
    brava come sempre... e ancor di più
  • - Giama - il 02/06/2010 22:14
    favolosa! la tua sensibilità non finirà mai di stupirmi, dolcissima anima pura!


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