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Filastrocca Scialba

Raccontovvi ora d'un re,
di quelli delle fiabe,
uno di quelli che
d'umiltà non s'habe.

Perdonate se nel testo
Vi sian rime malandrine
Se non v'aggrada questo,
gettatel pure alle latrine.

V'era dunque nel reame
Questo grande signorotto
Che decise al popolame
Di elargire un bel rimbrotto

Vagò egli nel suo rurale
Cercando qualche impiccio
Un garbuglio, un qualche tale
Da impiccare in modo spiccio.

La noia, povero solingo,
la sua compagna era eletta,
non perché fosse un ramingo,
bensì ché donne fean disdetta.

Così svagossi in guise strane
Un dì chiuso in stanza,
l'altro a tassar palandrane.
E tutto ciò senz'alcuna creanza.

Col carattere scontroso
Niun lo rispettava
E per parer più dignitoso
Ogni dì terrorizzava.

Dall'alto del suo carro
ostentando un fiero fare
disse "non tollero sgarro
come il guardo mio incrociare"

Le guardie sull'attenti,
al sentir quelle parole
dimandaron chiarimenti
guardando dritte al Sole.

Il monarca infastidito
Da tutto quel favellare
Disse ancora più stizzito
"Dovete impiccare!"

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