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Afghanistan

Montagne rugginose
per troppo sangue sorbito
stanno truci di guardia
alle porte del deserto.
L'orgoglio ancestrale di fiere genti
freme ancora
alla ricerca di nuove prede,
da offrire alla memoria di nuove generazioni
allevate all'ombra di secolari tradizioni.

Cannoni arrugginiti di carri armati
i nudi alberi
e carcasse brunite dal fuoco
la sola vegetazione
dietro a cui giocano al jihad
bambini vecchi,
orfani di sogni,
saltellando sull'unica gamba
rimasta integra.

Lo sguardo febbrile negli occhi sensuali
non va oltre la più vicina
mina antiuomo
di fabbricazione italiana,
il piatto ordigno metallico su cui
hanno già conosciuto la pietas
della lontana civiltà occidentale:
non la morte compassionevole,
ma la sofferenza salvifica
del mutilato.

 

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2 commenti:

  • Anonimo il 05/07/2010 16:33
    Bellissima poesia Fabricio...
    versi che lasciano intravedere il dolore che la guerra può causare!!

    bella bella
  • Anonimo il 05/07/2010 12:27
    Un tema orribile, la guerra. Una forte poesia, vera e scritta bene, bravo.

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