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La leggenda del salice piangente

Gonfia le gote Zefiro gentile,
muove le fronde lungo il fresco rivo,
intorno fiori sparge il dolce aprile
e il sole occhieggia tra le nubi schivo.
Danza leggiadra su quel verde manto
la ninfa Phylla adorna di giunchiglie,
danza leggiadra e intona un lieve canto,
leggero il piede, le gote vermiglie.
Incontro corre Glauco e poi la cinge
con le sue braccia forti e vigorose,
Phylla dapprima sfugge, quasi finge
d'essere aliena all'avide e bramose
profferte di passione e di languore.
Fugge la ninfa, ma Glauco l'afferra:
cadono insieme sul bel prato in fiore
e l'un dell'altra il caldo ardor rinserra.
Cessan le lotte dell'amor, distesi
all'ombra di una folta e verde pianta
riposano avvinti, quando sorpresi
son dalla voce del dio Pan che canta.
"Se mi scorge con te sono perduta!"
mormora Phylla con voce di duolo.
S'erge Glauco, prende una fronda irsuta
del salice e la piega fino al suolo,
poi altre ancora, fino a formar capanna.
In quella cavità ombrosa e silente
ascosi stanno, mentre ad una spanna
il dio caprino guata inutilmente.
Dall'alto del suo monte Zeus osserva,
compiaciuto dell'abile trovata:
per suo volere il salice conserva
per sempre quella chioma reclinata.

 

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3 commenti:

  • Anonimo il 06/06/2011 19:49
    Ancestrale
  • loretta margherita citarei il 24/08/2010 20:18
    stupenda, veramente notevole complimenti
  • laura marchetti il 06/08/2010 17:24
    BELLISSIMA! MI RICORDA UN PO LO STILE CITAREI, MOLTO BRAVO

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