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Sul tetto

Un'altra volta oltre la porta
senza uscita, sempre aperta
ai miei pianti tragici
al sangue e al miele.

Non è dolce come volevi
inabissarti
nel pianeta pelle,
senza respirare,
solo vivere
un attimo,
morire
e tornare
alla vita un'altra volta,
un'altra volta brillante
cacciatore di collezioni.

Non è vero tutto questo dolore,
su cui scivoli piano
in cerca di cibo,
e sei tu di tanto in tanto,
schiacciato
da torri di carne
in agonia
chi ti mette in scatola.

Non ti piace la scoperta
di dati nuovi per la banca
stanca dei soliti sì.
La mia si svuota di piacere
e lo riversa sulla terra,
e sei tu di tanto in tanto,
risolto
dal tormento estivo
in bilico
quando veleno è tutto.

Un'altra volta oltre la porta
del ripostiglio
dove tutto è buio
senza suono,
neanche un singhiozzo
esplode
fra le cianfrusaglie

tranne la notte sul terrazzo:
i tetti si sfocano,
le voci si placano
pure le anime diaboliche
dentro il tuo abbraccio.
Scendi, scendi più giù,
sempre più giù,
dove ti hanno detto
vergogna
la più svergognata voglia
è la vita...

 

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