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Dannato

Soltanto divisi
Siamo noi stessi
E non ci confondiamo
Nel miscuglio della massa.
Come le anime maledette,
per sempre condannate
al castigo che le resero se stesse,
mi danno da me, prima del giudizio
perché la salvezza
dai peccati e dalle colpe
sarebbe negazione della mia libertà.

Lungi da me
I precetti del pulpito,
i silenzi imposti
e gli sguardi di biasimo!
Lasciatemi navigare
O scivolare alla deriva
Nella straordinaria tempesta dei dolori.
La redenzione è ancora precoce
Né si redime un'anima candida.

Fatemi cadere e insozzare,
tagliarmi le carni nella discesa
che per primo un angelo caduto
tracciò per i posteri.
Se proprio volete, salvate l'anima vostra,
che tanto basta alle vostre mani
e, forse, a farvi uomini devoti
al vostro Dio.

 

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5 commenti:

  • Anonimo il 02/09/2010 14:58
    Michele, la tua poesia mi anima. Grazie! E
  • Donato Delfin8 il 14/08/2010 01:28
    Piaciutissima.
    Concordo.
    Ottima poi la chiusa.
  • Anonimo il 13/08/2010 18:43
    Mi piace, soprattutto l'ultima frase, uomini devoti al vostro dio... un inno alla libertà che condivido totalmente. Bella e profonda opera.
  • loretta margherita citarei il 13/08/2010 16:44
    giusta esposizione del libero arbitrio, piaciuta
  • Margherita Arnone il 13/08/2010 16:19
    bella e profonda,,, carica di sentimento, dannata nell'anima... bravo piaciuta...

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