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Settantanove

E mattone su mattone, ergendo quei muri,
cinger gli sguardi, com'un ciclone, su cui frangere
luci, parole, suoni, mai troppo sicuri,
non avendo che in quel bastione ciò in cui credere,
fingendosi la verità, l'emozione e lidi puri,
veri solo fino quel rione, dove poter piangere,
al riparo dai tanti tuoni, così reali e duri,
E dai battiti nel petto, prigionieri già di falsi muri,
ma la cui eco, fatta di frastuoni, eccola fremere,
grondare e non straripare ma stridere,
contro quei mattoni, quei muri per cui vivere...

queste le parole grondanti sul mio viso!
Come l'argine d'un tortuoso torrente in piena,
le cui orme dense, sul terreno inciso,
eccole pronte a narrar storie su questa schiena,
fino a guardarlo grondare e non straripare
quel torrente, esaurendosi su quell'infausta pena!

E non poter mai finire e mai arrivare,
come tante parole pronunciate senza lena,
assieparsi in suoni cupi ed ingannare,
fino ad udirli grondare e non straripare,
così ecco il cuore battere, correr quasi senza patema,
fino a non sentirlo mai finire e mai morire...

 

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