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Com'è distante Amore, il tempo in cui mangiavamo le more selvatiche

Quand'egli colse la tua innocenza,
le tue labbra vestivano di rosso tenue,
appena più acceso del color delle gote tue,
e l'amor che ti faceva fremere era quello
impossibile dei sognatori, quello semplice
dei poeti, quello romantico sussurrato dalla luna.
Allora, le mani tue, erano gentili, non sapevano toccare,
né le unghie nel graffiar avevano sapienza,
perché il candore esaltava la tua bellezza
e lo sguardo, era uno spicchio terso all'orizzonte.
Ora mi parli, dell'amore eterno, quello
che t' ha trasformata in un'amante,
o in una macchina per orgasmi.
Com'è distante Amore, il tempo
in cui mangiavamo le more selvatiche...

 

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9 commenti:

  • Ada Piras il 26/10/2011 22:58
    Me lo ricordo molto bene quel tempo... e il sapore di quelle
    more.
  • Giusy Lupi il 24/08/2010 11:48
    Poesia molto bela, lascia delle sensazioni molto piacevoli... Per il resto non mi sbilancio... Bravo... Ciao
  • Fabio Mancini il 23/08/2010 12:42
    Do una risposta unica per tutti. La prima cosa è quella che questa poesia non è autobiografica, anche se nella parte finale sembra che io abbia avuto una relazione con la protagonista. La seconda cosa è che non volendo (o forse volendo?) la donna rischia di diventare una macchina di piacere, quando da molta importanza alla relazione sessuale e meno ai sentimenti in gioco e al dialogo. Il "fare sesso" e raccontarlo, diventa il modo più diretto di farsi accettare dagli altri, di stupire, di far presa sulla altrui sensibilità e di giungere alla notorietà. I cattivi esempi non mancano: i giornali scandalistici che puntano le loro entrate sulle storie di sesso, di droga e di potere, come altrettanto alcuni spettacoli rivolti ai più giovani che vengono seguiti anche da un pubblico adulto e poi... la cronaca di tutti i giorni. Allora diventa normale per una giovane donna (18-26 anni) che nel fare sesso (anche estremo) non ci sia niente di male, se poi questo è il risultato della mentalità dominante (cioè la più diffusa e quella considerata la più libera e sana). Io, invece, sono un inguaribile romantico... Un saluto a tutti. Fabio.
  • loretta margherita citarei il 22/08/2010 06:08
    bisogna capire il perchè questa donna è diventata così, forse perchè la sua innocenza, quel suo amore bianco, qualcuno l'ha trasformato in nero, comunque bei versi
  • Tim Adrian Reed il 22/08/2010 01:13
    È una poesia molto bella... a differenza di Anna non credo che questa fase sia l'inizio della fine... semplicemente i rapporti cambiano, crescono, evolvono... si arriva a conoscersi a livelli impensabili all'inizio di un rapporto, fino a diventare quasi una persona sola... Questo è l'AMORE, quello maturo e pronto all'eternità... ma indubbiamente è normale un po' di nostalgia per i primi tempi, quelli del romanticismo, della passione, quelli che sono stati tra i giorni migliori della nostra vita.
  • Anonimo il 21/08/2010 15:52
    Una bella poesia... evocativa... vera.
  • anna marinelli il 21/08/2010 15:32
    quando si diventa macchine si perde il calore dell'umanità,, e quando ciò avviene nel rapporto a due, come abilmente descrivi, credo sia l'inizio della fine... perchè tu continui ad amare come un uomo e come tale percepisci la meccanicità della donna/macchina per orgasmi che non sa più soddisfarti.. argomento delicato al quale non ho voluto sottrarmi.
  • Anonimo il 21/08/2010 14:08
    Ogni volta... mi regali piacevoli emozioni...
  • Laura cuoricino il 21/08/2010 12:30
    L'innocenza dell'amore, del primo amore, quello puro, innocente, vergognoso...
    Bella e vera, Fabio!
    Ciao, Cuoricino.

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