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Vecchio barbone

Un'afosa mattina d'estate,
quando ancor il sole
spinge la notte,
un barbone disteso a terra
il mio camminò incontrò.

Un laconico sorriso
da un occhio socchiuso
al mio sguardo sprezzante lanciò.
Come un peso immobile
non replicai restando pietrificato,
quasi accecato
da quel viso già fossile
non così lontano e diverso dal mio.

Svegliatomi da quel breve
infinito tagliente torpore
tentai di allungare il passo,
passo che presto si arrese
quando il nome mio cullato dal vento
quel vecchio gridò.

Quella voce, straziante e dura,
quella voce non estranea
ai miei ricordi,
i miei passi vincolò
e quando d'improvviso mi volsi
il barbone non vidi,
nel nulla era svanito
lasciando a terra
un cuscino di cartone,
lasciando in me
un vuoto enorme ed infinito.

Mai pace mi darò
e per la vita
ogni mattina lo cercherò,
e se non lui
un'altro con lo stesso dolore
incontrare vorrò.

Sì un'altro uomo
che solo con lo sguardo
ti chiede perdono,
che solo di un sorriso sincero
ha veramente bisogno.

 

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0 recensioni:

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26 commenti:

  • Filippo Minacapilli il 28/02/2012 12:20
    Autentica poesia. Bella!
  • Anonimo il 16/03/2011 19:52
    Che dire!! è vero se solo donassimo un poco di noi appunto un sorriso il giorno diverrebbe un paradiso sentendoci leggeri e liberi noi stessi.
  • claudia checchi il 09/09/2010 16:54
    Una pura e cruda verità...
    claudia...
  • Giacomo Scimonelli il 08/09/2010 08:53
    grazie Terry... gentilissima
  • terry Deleo il 07/09/2010 20:31
    Uomini e donne senza un lavoro, senza una casa... ma alle quali basta un sorriso e un'anima bella come la tua.
    Bellissima poesia
    terry
  • Giacomo Scimonelli il 05/09/2010 18:40
    grazie Paolo...
  • Anonimo il 05/09/2010 18:33
    hai affrontato una tematica difficile con stile ma, soprattutto, mettendoci e trasmettendoci un bel pezzo di cuore, un cuore sociale - un abbraccio, mi è piaciuta P
  • Giacomo Scimonelli il 05/09/2010 17:09
    grazie Aldo... son contento che la pensi così
  • Aldo Riboldi il 05/09/2010 16:42
    La linea di demarcazione tra i così detti benestanti ed i "barboni" come vengono chiamati in Italia, con il passare degli anni si è fatta sempre più sottile... È come se qualcuno da lassù ci volesse far capire la precarietà della nostra condizione di privilegiati... Bravissimo per la poesia e per questo momento di riflessione condivisa tra noi.
  • Giacomo Scimonelli il 05/09/2010 16:16
    grazie Letizia... gentilissima
  • letizia salerno il 05/09/2010 15:35
    piena di sensibilità ma anche di umiltà.
  • Giacomo Scimonelli il 05/09/2010 07:24
    grazie di cuore a tutti...
  • Antonietta Mennitti il 04/09/2010 23:47
    Molto attuale e umanamente profonda questa poesia Giacomo. La sofferenza e la solitudine
    sono le piaghe dell 'umanità... La tua sensibilità mi commuove! Bravo
  • nicoletta spina il 04/09/2010 22:12
    La sofferenza di queste persone colpisce chi, come te, ha un'anima sensibile...
    Forse si accontentano solo di un sorriso e invece spesso ricevono sguardi taglienti e indifferenza.
    Bravissimo Giacomo nell'esprimere la solidarietà in toccanti versi.
  • Anonimo il 04/09/2010 22:01
    Giacomo un'altra meravigliosa espressione della tua anima profonda
  • Alessandro Moschini il 04/09/2010 21:04
    Viviamo in un era frenetica Giacomo, piena di individualismo, arrivismo e competizione. Molti di questi Clochard sono persone che sono incappati in fallimenti o precari che si sono trovati senza occupazione dall'oggi al domani e che non riuscendo a far fronte ai debiti e alla vita di tutti i giorni si sono ritrovati uno sfratto sulla testa e a dormire per strada. Ricordiamoci sempre che nel mondo ci sono persone meno fortunate di noi. Tu lo hai notato ed hai scritto questa bellissima poesia. Bravo.
  • loretta margherita citarei il 04/09/2010 19:50
    molto bella, lirica piaciutissima
  • Don Pompeo Mongiello il 04/09/2010 19:27
    Poesia molto piaciuta, a volte le occasioni non ci danno il tempo nemmeno di reagire. Bravo davvero!
  • Manuela Magi il 04/09/2010 18:51
    Incontrerai un'altra occasione per rispondere a quel richiamo.
  • tania rybak il 04/09/2010 17:15
    Gesù spesso viene a trovarci nei panni dei emarginati, ma non sempre lo capiamo che lui ci conosce meglio di noi stessi, non solo il nostro nome ed è per questo non bisogna mai disprezzare nessuno, soprattutto quelli meno fortunati, nonostante spesso ci fanno paura, poesia bella e profondamente significativa, bravo
  • Anonimo il 04/09/2010 17:00
    Triste e bellissima poesia. Ogni volta che mi capita di incontrarli, mi faccio sempre la stessa domanda... non sono loro spiriti liberi, spiriti coraggiosi, lontano da tutto ciò che noi, persone benestanti e dignitose, invece agognamo?... noi... schiavi ma puliti, loro liberi e sporchi... un laconico sorriso il suo forse perchè ha visto la tua anima soffrire, ma vestita bene!
    Bellisima Giacomo!!!!
  • Sergio Fravolini il 04/09/2010 16:58
    Una grande riflessione per dei bei versi.

    Sergio
  • Maria Teresa il 04/09/2010 15:59
    Sembra niente un semplice sorriso e invece...
    Versi questi, caro Giacomo, che invitano a riflettere
  • Anonimo il 04/09/2010 12:19
    Verrai ripagato!
    Lo meriti per la tua sensibilità!
    Ottima!


    A. R. G
  • Anonimo il 04/09/2010 12:07
    con sincerità di cuore... una poesia che tocca l'anima e ti proietta a muso duro nella sventura della vita... bravo sentita e trattenuta
  • Miki Leroy il 04/09/2010 11:51
    Un sorriso vale più di mille parole, purtroppo tendiamo sempre a scostare lo sguardo a nasconderci in noi stessi senza sentire ciò che il cuore ha da dirci. Bella poesia

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