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Novantadue

Quei panni stesi al vento,
ad asciugare le lacrime di tante sere,
versate in questa contrada, com' un popolare accento,
vissuto in silenzio, perché tante le lacrime vere
lambire ogni strada ed ogni lamento,
sin dai più bassi versanti e dalle viuzze più sincere,
dove sentir il sole scaldare a stento,
le cui luci, quaggiù, dileguandosi altere,
eccole scemare senz'alcun sentimento,
freddandosi ancor prima, sempre più rare...
eppur parermi le mura di quelle case cento e cento
bastimenti di fortezze e lamiere,
non per dividere le menti, ma per ambire al cielo, si, del color del cemento,
non per chiudere gli occhi ma per beffare le sorti più nere,
quando fianco a fianco non aver nient'altro che un pentimento:
quello di aver solo quel quartiere, com'un cuore affranto,
ed aver pianto abbastanza invocando il tempo, troppo lento...

 

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