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Tamar e Onan

Io, Tamar, la palma,
strappata alla mia gente
da Yehudah, figlio di Yaaqov,
giorni abbiamo viaggiato,
lui sulla cavalcatura,
io a scorticarmi i piedi.
Mi hanno lavata e profumata:
ho atteso il grande Er
nel letto nuziale, trepidante.
Conosco il mio dovere,
ho i fianchi larghi,
so di essere una buona fattrice.
Ma Tu hai voluto che morisse.
Tu sei giusto, Adonai,
Tu sei implacabile, Adonai.
chi Ti offende deve morire.
Ma che ne sarà di Tamar
vedova e senza prole,
chi le chiuderà gli occhi
quando sarà morta?

Io, Onan, la loro forza,
ho il torto di essere nato dopo,
non posso avere una moglie mia,
non posso avere figli miei.
Tamar è bella, flessuosa
come le palme scosse dal vento
I suoi seni palpitano sotto i veli,
i suoi occhi neri mi invogliano,
dalla sua bocca esce il miele,
la sua natura profuma di desiderio
Ma il figlio, di chi sarà il figlio?
Figlio del seme di Onan,
ma non del nome di Onan.
Maledetto sia questo seme
che genera figli per i morti,
che genera figli senza padre.

Tu sei giusto Adonai,
Tu sei implacabile, Adonai,
chi Ti offende deve morire.
Ma che ne sarà di Tamar
per due volte vedova,
chi le masticherà il cibo
quando non avrà più denti?

 

l'autore giovanni crisostomo ha riportato queste note sull'opera

Si fa riferimento all'episodio Biblico della Genesi 38, 6, 10


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2 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Don Pompeo Mongiello il 19/03/2016 16:46
    Un serto dovuto per questa tua bellissima!

2 commenti:

  • Anonimo il 20/09/2010 08:13
    SEi un maestro in tutti i sensi, insegni l'arte della poesia passando attraverso la storia, sei unico!
  • vincent corbo il 18/09/2010 08:08
    Mi piacciono molto le poesie che hanno anche come obiettivo quello di insegnare qualcosa. In questo caso quest'opera ci fa riflettere su un episodio della Bibbia molto interessante.

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