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Non ho visto i miei fratelli

Nel vespero della mia vita
al limitar delle mie ore
inquieto e tremante anelo a Te,
Signore della vita.
China il capo e geme tremante,
la mia anima al sol pensiero, o Dio.
Potevo amarti, amar barboni e
prostitute, lebbrosi e affamati,
assetati e ladri,
ma prigioniero ero di questo mondo,
cieco di fede e di bontà.
Di pane ho vissuto
e non della tua Parola,
di bagordi e non di penitenze
di effimero ozio e non di preghiera.
Tra gli orrori della guerra e
della fame, della violenza e dell'odio,
avrei potuto scorgere il tuo volto
o Eterno senza tempo.
Compagno mi son fatto,
di Barabba e del ricco epulone,
coi quali, mendicanti d'amore,
siam qui a desìar migliori posture
vocando a Te l'antica prece
"In hora mortis meae... voca me!
Et iube me... venire ad te!"
Ma per la tua Misericordia o Dio
il mattino senza tramonto
mi coglierà a contemplare il Tuo Volto.

 

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3 commenti:

  • Aedo il 21/10/2010 19:47
    Poesia ricca di considerazioni profonde sull'umanità. Bravo!
    Ignazio
  • ELISA DURANTE il 21/10/2010 09:02
    Si è sempre in tempo a ritornare sui propri passi se ci accorgiamo che ci portavano all'errore.
  • Mario Olimpieri il 21/10/2010 08:58
    I tuoi sentimenti sono nobili e rispecchiano alla lettera i dettami del Vangelo; questa è la vita che va vissuta sempre in positivo e in aiuto per se stessi e per gli altri. Molto bravo

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