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A lupara

Nun m'azzittate vuje
che o moccolo
ma stutate,
nun m'azzittate vuje
che a sto core
sparate,
la penna mea
scrive
e scrive ancora,
la mea lupara
è,
e u malu,
gruossu
quantu sia,
nun basta
accirere
lu benu,
che dintu
tengu
in quantità.

 

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2 commenti:

  • Grazia Denaro il 08/02/2012 14:17
    Bella poesia scritta mirabilmente in forma dialettale che esolica che neanche la morte uccide gl'ideali. Bravo!
  • Pietro Saltarelli il 29/10/2010 08:40
    Ne sono certo. Un poeta è immortale e nemmeno la morte può limitare la sua opera di denunzia. Ma tu lo fai in un modo eccelso. Non solo scrivi benissimo, ma conosci anche i linguaggi dialettali in modo mirabile. Una domanda sorge spontanea: Ma quella tal Calliope, non sarà forse tua moglie?
    Scherzi a parte.. sei grande!

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