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Il verdetto dei miei gesti

Seduto sul ciglio del mondo, fumo la mia malinconia
e guardo il tempo scorrere pensando al mio domani senza lei.
I miei sogni camminano a piedi nudi su un'autostrada
mentre piove aspettando la sentenza
il verdetto dei miei gesti
Non c'è fine al genocidio di quest'anima
L'errore è l'unica costanza nella mia vita
Scavando disperato nel fango per trovare l'oro perduto
e scoprire di averlo graffiato con le stesse unghia
tanto da non farlo valer più nulla e stringerne al petto ciò che ne rimane.
La speranza lascia il posto all'illusione
che si tramuta nel ricordo
ma è la rassegnazione la salvezza che non vuol venire
Salvo ma poi distruggo, giungo per poi perdermi
Il cerchio del mio male si completa con un perdono che non arriva
Io vittima e complice lascio che ogni errore preceda uno più grande
La volontà di lottare è sporca dal sangue delle sue ferite
Voglio lanciarmi da qui su per rivivere la sensazione di volare alto, vedere il mondo piccolo toccare il cielo, sorridere per poi morire schiacciato come il verme che sono.
Lei troverà la gioia perduta, ritornerà a sognare, costruirà il suo castello con saggezza e coerenza
dimenticando l'uomo nero che muore per non sbagliare...

 

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2 commenti:

  • Anonimo il 06/11/2010 02:09
    si vede mario che è molto spontanea.. è più un grande pensiero, complesso, intricato, ancora primitivo in un certo senso... Ma il senso è comprensibilissimo, piaciuta soprattutto il finale.
  • Marco Mezzan il 03/11/2010 20:16
    tengo a precisare che è un testo scritto di "getto". metrica, figure retoriche e rime sono tutte da rivedere... ma a volte tentare di dare una"coerenza poetica" ad un'opera rovina quella naturalità e spontaneità dell'opera stessa (non siano giustificazione le mie ma semplici premesse).

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