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La sorte continua

Il Drago, quello solito, se ne stava quatto e zitto
crogiolandosi nel Sole al calore del solstizio.
L'ape ronzava sui fiori di giaggiolo,
si beava il rettilone del fatto d'essere solo.

La torre che una volta di Regine era prigione
diruta si godeva la vecchiaia e la pensione.
Rovi ricoprivano la base delle scale
e il fiume rinfrescava l'aere celestiale.

Dal boschetto all'improvviso roboanti due cavalli
e sopra du cojoni, sembravano a guardalli!
Vestiti di nuovo, imberbi e giovinastri
correvano tra l'alberi incuranti de noantri.

Figurate che manco s'accorser de Ginetto,
il Drago, sì se chiama, non ve l'avevo detto?
Arrivati alla radura continuan le schermaglie:
"Eh sì, tu sarai mejo, ma guarda io che brje!

Guarda e finiture, de sta sella u fior de pelle,
la coda de u cavallo e 'e gamme sverde e snelle.
Guarda che eleganza ammira quantu è finu
u tuo me pare crasticu, ma che te sta malinu?"

Specifico che "finu" non significa sottile
nel dialetto dell'autore si vuol intender fine
La crastica è un uccello che d'acume non abbonda
si usa per traslato a dir chi non comprenda!

"Aho. Mò te ne passi sarai perfettu tu.
Ma te si vistu? me pari Scubbidu.
c'hai l'alito che accora, la panza sotto ai panni,
che non te vedi i piedi saranno già du' anni.

"Picchiettu non m'offenne che sto corpo è robba tosta.
Quannu scenno nell'agone: tristo chi se accosta"
"Ma dai, non famme ride. E da quannu tu combatti?
Se dice che da solo colla lancia tua te sbatti"

"Mò tu che c'hai da dì su la lancia mia perfetta?
È più lunga de la tua e a comanno me dà retta.
Infirza alla bisogna chiunque je se appromi
e arriva de sicuru do' Voi non sete 'bboni"

"Ariecco u Signurino. Mò' ce vole dire
che l' arma sua è più lunga persino del suo Sire.
Ma piantala che a occhiu già se vede chi guadagna
che se dovesse piove, la tua mancu se bagna."

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4 commenti:

  • Alessandro Bartoli il 10/12/2010 15:12
    Troppo umana Vincenza!!! comunque il dialetto è Umbro. baci e abbracci a tutti!!
  • Anonimo il 10/12/2010 14:47
    Mi piace molto questa poesia che si presenta come una favola in versi, allegra, ironica, canzonatoria, con una bella morale alla fine, come si conviene ad ogni favola; scritta in un dialetto, non so quale(umbro, toscano?) molto chiaro e comprensibile al contrario... del dialetto siciliano. Meriti 5 stelle. ciao
  • Alessandro Bartoli il 23/11/2010 09:11
    ma quali doppi sensi????? ahahahahahah
  • rosanna erre il 23/11/2010 08:26
    Stavolta la triste sorte tocca ai maschietti eh eh
    Mi pare giusto, in Italia vige la par condicio... o no? non ricordo.
    Che la draghessa Bice sia la principessa della prima parte reincarnata e vendicatrice?!?
    Simpatica tutta la linea dei doppi sensi, il tuo dialetto poi si presta bene a questo tipo di narrazione e tu sei bravo... e "Scubbidu" con due B è la ciliegina sulla torta!

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