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Padre

Sono stata cattiva, volevo una bambola,
poi l'ho gettata: non m'osservavi,
eppur me l'hai data per farmi giocare.
Ho fatto i capricci per farmi guardare,
ma subito dopo hai voltato la testa,
un giro di passi ed eccola andata
l'età dei capricci era passata.
Disperata, incompresa, ho puntato i piedi,
ho pianto forte ed ho chiesto aiuto,
ma solo un abbraccio ho ottenuto
e forse di comodo con false promesse.
Ti ho urlato, ti ho redarguito,
forse ti ho offeso, ti ho ferito,
ma il tuo annuire, quel muto sorriso
mi faceva soffrire, quasi impazzire.
La tua presenza: esibizione d'indifferenza,
ultimo insulto nei miei confronti.
Dato il tempo trascorso,
alla resa dei conti m'assale il rimorso,
veramente rancore
o è stato un errore di giovinezza?
Non credo, era amore.

 

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0 recensioni:

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10 commenti:

  • Aedo il 02/12/2010 20:30
    Una poesia che lascia senza parole, estremamente commovente. Bravissima!
    Ignazio
  • ELISA DURANTE il 02/12/2010 20:11
    " Sono stata anch'io bambina / di mio padre innamorata..." cantava Mia Martini ne <Gli uomini non cambiano>. I padri amano come possono, come hanno imparato. Credo che pochi intuiscano l'essenzialità del loro ruolo per lo sviluppo affettivo delle figlie. Quante di noi hanno, inconsapevolmente, cercato uomini che quel padre ci ricordassero per potere cambiare loro, visto il nostro ( ! ) fallimento iniziale...
  • nunzia viola il 02/12/2010 12:14
    grazie ugo, hai visto che lalla fine ho lasciato l'ultima strofa? non è facile perdonare e mettersi in discussione il rancore dilaga nel mio cuore, ma speriamo che, come dici tu con la maturità, riesca a vedere oltre le mie ferite!! un abbraccio mio caro mentore!!!
  • carmela marrazzo il 02/12/2010 11:25
    triste rincorrere l'amore di un padre che crede di "fare il suo dovere" di genitore regalando cose non amore.
    piaciuta.
  • Ugo Mastrogiovanni il 02/12/2010 11:24
    Ai miei tempi il padre era la roccia, la forza, il baluardo, lo scudo dei figli; con passare del tempo e poi oggi, nel deserto torrido della modernità, anche i doveri e i rapporti di un genitore con i figli sono cambiati. Gli impegni quotidiani sono molteplici e sbarcare il lunario non è più tanto facile. Nel trambusto dei pensieri e delle preoccupazioni anche gli affetti vengono compromessi e disattesi, ma non credo per mancanza di amore, ritengo dipenda anche dalle aumentate incomunicabilità tra figli e genitori e spesso alle reciproche errate interpretazioni di un gesto, di una atteggiamento o di una parola. Con l'avanzare della maturità, i versi di Nunzia Viola lo mettono in risalto, cambia l'ottica, cambia anche la predisposizione e la preparazione ad intendere e a voler capire, ci si rende conto delle sviste, degli abbagli, degli errori commessi per la foga della giovinezza, e tutto appare più chiaro e ci si ritrova disposti a perdonare e a stendere un velo pietoso anche lì dove era veramente necessario, perché anche un padre può sbagliare. Finisco rallegrandomi con Nunzia Viola per il coraggio dimostrato nel parteciparci questo suo spacco di vita e per l'ottima qualità della sua poesia.
  • Antfree Mercury il 02/12/2010 11:15
    che sofferenza amare, amare e amare senza essere amati
  • Giusy Lupi il 02/12/2010 10:59
    Un bacio Nunzia. Buona giornata... GRAZIE
  • nunzia viola il 02/12/2010 10:31
    waaaaaaaa mitica giusy, se hai condiviso con me le stesse sensazioni perchè le hai vissute anche tu mi spiace, ma d'altra parte mi sento meno sola!! GRAZIE GRAZIE GRAZIE
  • Giusy Lupi il 02/12/2010 10:28
    Bellissima Nunzia, piena di sofferenza, mi ha colpito fino hai brividi... forse perche' mi ha portato indietro nel tempo.. ripensato... riflettuto... a periodi di sofferenza da me trascorsi.
    Comunque i tuoi versi meravigliosi trasmettono, credo, cosa tu vuoi far capire.
    Un caro abbraccio. Giusy + 5 stelle.
  • nunzia viola il 02/12/2010 10:27
    una dedica speciale a chi so io.. grazie!!!!

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