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Verso la Chiesa di Tellaro

Salirò solo, per scale
profumate di limoni
spogliando i pensieri
d'inutili illusioni
e lascerò a Te
le domande che
chiedono la ragione
di questo andare e venire.

Lascerò che la voce mia di dentro
stringa forte il cuore
e prenda la mia mente.

Intreccerò preghiere disuguali
di popoli diversi
perché il Padre ascolti il Figlio.

Pregherò per chi ha fermato il tempo
nell'attesa del domani,
per chi vive nell'angoscia
di diventare vecchio
senza aver vissuto,
per gli schiavi della miseria
e dell'ignoranza.

Scenderò per stretti vicoli
ad una Chiesa vuota,
dove il rumore delle onde
s'accompagna all'organo,

e nelle buie notti di tempesta
i tentacoli del polpo
muovono le campane

ad evocare

il tempo della pace
per questi giorni
così avari di perdono.

 

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2 commenti:

  • Bruno Briasco il 16/04/2011 12:40
    Non ti avevo mai letto Giorgio e mi hai stupito sia per la tua interiorità che per il contnuto dellalirica più che apprezzata. Molto molto bella. Un abbraccio
  • ELISA DURANTE il 10/12/2010 17:55
    Uno dei borghi più belli d'Italia... ma lo conosco solo d'estate... Però so del polpo che l'ha salvato dai Saraceni. Scusa, non è un commento, ma non riesco a non entusiasmarmi: ho sangue spezzino nelle vene, anche se vivo altrove!

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