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Dopo la pioggia nel crepuscolo

M'incanto in questo vortice
che liquefatto cola
di terra umida
e rinsecchite foglie di quercia
spiccate dagli ischeletriti tronchi
in uno spazio denso:
annebbiati grigiori del cielo
nuvoloni oscuri impigliati nel rami.
Lo stampo di fango
disegna la figura d'un piede umano
perso in un bianco vivagno
d'accatastati di pietra
tra tenere cime d'orto.
No s'ode più il rimbombo
nè turbine che fa il giro
su guglie di pioppi
e colonnati d'ulivo.
Gela austro sul colo
questo nulla che s'addensa in parole
per affacciarsi in una voce
che irrompe nell'aria
in questa consunzione del giorno
che già annunzia la notte
e la cenere del sole
dal temporale e dal crepuscolo rimossa
si sfila in un'approdo di sogni.

 

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 26/08/2013 16:08
    piaciuta... complimenti..

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