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La dolce morte

Indro
mi manchi
manchi alle gole che stringono silenzi
che gridavano attraverso la tua voce.
Gole strozzate
soffocate nella morsa di mani talari,
chiappe ben salde a poltrone tremanti
che nascondono nefandezze orride
dietro facciate di parole profuse
gettate come oppio sui popoli
a nascondere il marcio.

La tua voce Indro
era la voce di tutti gli uomini
a cui è negata la libertà di essere tali
non potendo scegliere di vivere
e nemmeno di morire.
Uomini che si sono ribellati
ed hanno pagato la ribellione alla schiavitù
e lo stacco della spina del dolore e dell'umiliazione
con la negazione dell'ultimo ingresso
nella casa di Dio,
un Dio di infinita misericordia
ma rappresentato in terra
da burattini di cartapesta
predicanti elemosina per i mali del mondo
che guardano dal loro mare d'oro.

Raccolgo le tue parole Indro
e me le metto in tasca
custodendole come divino insegnamento
che tu scrittore della vita hai profuso a me
che mi sorprendo a un tratto
poeta della morte.

 

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4 commenti:

  • Agostino Griffante il 06/04/2011 16:35
    è morto mio zio,
    ne ho abbastanza di morte,
    adesso è ora della mia.
    qnd addio a tutti per sempre.
  • Alessandro Moschini il 21/01/2011 23:49
    Vi ringrazio di cuore.
  • Ugo Mastrogiovanni il 14/01/2011 19:43
    Una collana di sagge e acute riflessioni sulla negligenza di molti e il valore di pochi; uno solo per il poeta, che estrapola con fermezza da un mondo indegno per farne nerbo e forza propulsiva della sua poesia e della qualità vera degli uomini, quelli che mancano oggi.
  • Giacomo Scimonelli il 08/01/2011 22:50
    bella... hai ragione