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La nicchia. 3° sogno

Stiamo in tanti salendo in alto monte sul monastero che si erge sovrano
senza nulla sapere della fonte.
Sento quel luogo dai santi lontano
con grande movimento e confusione;
perché, mi domando, é così strano?
Quel vociar di gente: che impressione!
Silenzio ci vorrebbe in luogo santo:
non certo come quando al mercatone.
Mi sento nel petto il cuore affranto
per tanto confuso mal vagare
fuggo perciò veloce via col pianto;
per non volere a quel far sottostare
m'inoltro in corridoio stretto e oscuro
senza neppur sapere dove andare,
ma vecchia porta mi fa lì da muro
per oltre ammirar stupendi fatti;
sereni son bambini ed al sicuro
mentre giocano insieme soddisfatti
e anche se son lontani dal divino:
ancor di più lo sono dai misfatti.
Questo luogo ha avuto altro destino
come dominato da un portento,
ma un'altra porta trovo nel cammino
per entrarne veloce come il vento;
nel tetto canne e tavole riprendo
e in rossa argilla vedo il pavimento.
Mentre il pane stanno lì cuocendo
tre belle donne con un bambinetto
ed una nicchia anche vado scorgendo
ben curata lì nell'angoletto
con dentro la mamma del Signore
che all'intorno dona gran diletto.
Nel luogo sento e vedo tanto amore;
così quando rivedo Madonnina
sento inondarmi solo dall'amore
e come sia stato punto da una spina:
in cuor s'innesca voglia di condono
per l'alto volar via dalla cucina.
Com'ero prima sento più non sono
dall'emozione mi sorprende il pianto
per il passato mio chiedo perdono;
così, nel luogo povero ma santo
il cuore sento che sta risorgendo:
la Madre che sta in nicchia lì da tanto.
Soltanto pace e amore sto vedendo.
Restare qui pertanto le domando
e per tutto ciò che mi sta proponendo
con amore un canto le rimando.
Così a gran voce per la prima volta
il Padre Nostro mi sento cantando.

 

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2 commenti:

  • Don Pompeo Mongiello il 09/02/2011 13:08
    Cinque stelle per questa tua così bella.
  • Ugo Mastrogiovanni il 09/02/2011 12:31
    Quest'opera, meritoria per il racconto e l'armonica esposizione, dimostra che chi l'ha scritta possiede ben delineato il dono della lingua e dei modelli ritmici, lo dimostra la rima precisa e mai appesantita.

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