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E non ci sarà più Dio, perché ci sono io

"Io sono il Signore Dio tuo. Non avrai altro Dio all'infuori di me"- Amen.



-Allora, figliola, dimmi in quali occasioni Dio si è eclissato nel tuo cuore...
- Mi perdoni, Padre, perché ho peccato verso Dio per idolatria: il primo pensiero e l'ultimo, prima, dopo e nella mezzeria, e quanti ne sorgono inconsci nella notte, fausti sogni giù a frotte. Ho venerato sue effigi e in ogni volto vedevo lui, provando estasi mistiche smarrita nel profondo degli occhi suoi.

Ho peccato implorando quel nome, perché ogni gioia ed ogni dolore s'alternano ad ogni suo silenzio ed ogni sua parola, ed ora canto lodi a quel nome fresco come la brina all'albore, ora lo maledico quando mi torna in uggia, come una bruma del cuore.

Ho disertato sante feste, indugiando nell'acedia e nell'ozio, padre di ogni vizio; ma non ho mai mancato di brindare per ciaschedun cenno della sua provvidenza, offendendo la mia decenza, recidiva nell'errore, ancora, ad oltranza...

Padre e madre disonoro se innalzo lui su loro, legami più forti della morte, trascurati per scrutare le intenzioni della sorte e ancora accarezzo, col sole e con le stelle, questo desiderio, come farei, cùpida, con la sua pelle.

Mille volte ho soffocato il mio amore, ogni brama ho ammazzato e poi ridestato per ogni sorriso ch'egli a me od ad altri abbia riservato.

Passioni smodate ho pasciuto, come pingui giovenche da macello. Ma mi dica, Padre, qual errore può mai esserci, in un desìo tanto onesto e bello?
In sogno sempre abbraccio quelle sue esili ossa: possa io un giorno avvincerlo davvero, con un dolce laccio!
Quanti baci le sue labbra (ignare) han conosciuto! quante promesse (inaudite) le sue orecchie hanno udito!
Ed un voto, affidato alla Vergine sospinto dal caldo Noto.

Mi perdoni, se può, Padre, perché sono una (ra)gazza ladra attirata dal bagliore di due schegge, limpide, e oneste come le parole di una legge, ma (o)scure e fonde che in esse ogni pensiero si confonde.

Molte menzogne ho proferito per difendere un sentore tanto vero, sì che il bianco era nero, ma l'amore è falso e ciarliero, quanto capace di innalzar l'animo al cielo!

Se poi d'altra femmina il suo cuore dura, in ogni caso non me darei cura, perché questa smania è una peste che mi consuma: lui è l'untore, il medico, e il monatto. Beato lui sia, sciagurato e benefico mentecatto!
Se il suo petto palpiti per un'altra donna, se ghermito sia d'altrui sigillo, non m'importa, Padre: voglio lui-non altri!- solo quello!

Dio mi riservi tutta la sua clemenza, se ho tradito la divina giurisprudenza, se ho venerato altra fede: quella di un corpo debole che cede.
Profana ara ho elevato:
lì, tutta me stessa ho immolato.

 

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2 commenti:

  • Enola Gay il 06/02/2011 14:09
    Grazie. Ho la rima in loop, e anche quando mi illudo di poter prosare, mi ritrovo a cantilenare e -forse- poetare.
    L'amore è una forma di idolatria e devozione, è una profana religione.
  • Anonimo il 05/02/2011 18:22
    Gli occhi sono scivolati sulle parole, leggendo con movimenti cadenzati secondo l'arminia dettata dalla poesia. Solo dopo, solo al punto, ho preso il dizionario per compensare l'ignoranza latente che mi contraddistingue. Ho così scoperto parole nuove, non ultimo un modo assolutamente bello di concepire il sacro (per molti) con l'ardito (di pochi). Bell'espressione poetica, viva, forse sentita. Un inchino alla bravura, un lettore che se potesse applaudirebbe. Anzi, a dire il vero l'ho fatto

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