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L'inconscio ritorno

Ricerco il segno, la pagina piegata,
riprendo fiato, il discorso,
eri così lontana, così vicina.
Incastonato tra i pensieri:
il tuo profumo,
chiudo gli occhi, riassaporo il tuo profilo,
questa vicinanza, questa distanza;
ora torno, infondo, ritorno a te,
anche se non si può dire,
torno a te,
come a un discorso lasciato a mezz'aria,
torno e ti troverò,
là, come t'immagino, come ti ho lasciata,
con la smania
di abbracciarti, di tenerti stretta,
di non lasciarti senza dirti
quel che invano scrivo,
con la smania di colmare quel vuoto,
quella frattura che inghiotte, le parole, i gesti,
torno e sarai ancora così
vicina eppure lontana.
A che serve fuggire?
A che serve starti lontano?
Oramai sei viva dentro me,
che può fare una piccola mente
se occhi, labbra, cuore, stomaco, ogni singola parte di me, hanno scelto te.
Torno, ma non sono mai partito,
incapace di averti,
Incapace di perderti,
rimango a mezz'aria come un palloncino
fuggito a una mano distratta,
tra terra e sole,
in viaggio senza meta,
sospinto dall'inarrestabile voglia di averti,
a costo di distruggermi.

Vorrei che ti sfiorasse tutto questo
come brezza leggera del mattino,
come spuma che risale la spiaggia, leggera, frizzante e poi si ritrae frettolosa,
come la mano incerta e titubante
di un giovane amante.
Vorrei che tutta quest'energia non si spegnesse invano
precipitando nel baratro che ci divide,
vorrei che il fuoco che m'arde dentro
servisse a scaldarti, a proteggerti.
L'impietosa realtà tutto spegne
ineluttabile
a due passi da me.

Sei la rosa
che sogno,
che proteggo,
che non colgo.

 

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2 commenti:

  • Anonimo il 20/10/2011 14:01
    "Sei la rosa
    che sogno,
    che proteggo,
    che non colgo."
  • laura marchetti il 06/02/2011 20:37
    una bellissima dichiarazione... gli ultimi versi di per sè sono già una poesia...

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